Va in difficoltà e non ne esce finché non prende gol: il Cesena sa dove deve crescere

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Segnali sparsi da Castellammare. In questo momento storico, per un difensore marcare Cristian Shpendi non è calcio, è maltrattamento sul lavoro. Quando sta così bene di gamba ed è così sereno di testa, Cristian è una delizia, forte di un’aura da bomber che gli fa credere che ogni tiro verso la porta sarà quello buono per segnare.

E gli altri quando tirano in porta? Per gli altri l’aura non c’è, che messa così sembra pure il titolo di una canzone di Nek ed è una crudeltà che non ci meritiamo. Shpendi al momento è un giocatore pazzesco e questo è un punto di forza, però è anche l’unico convinto di fare gol e questo è un punto di debolezza.

Abbiamo a che fare con una squadra seria, ma non solo, le prime cinque giornate hanno pure detto che è una squadra bene allenata: tutte cose non scontate. C’è un gruppo che ha voglia di lavorare insieme ed è pure imbattuto, poi ci sono più aspetti su cui lavorare, su tutti quello di trovare una dimensione adulta, perché va bene il raddoppio mancato di Fiori, però le partite si vincono anche 1-0.

Questa squadra con gambe fresche è sempre un bel vedere, poi quando le gambe rallentano si entra nei momenti in cui bisogna usare la testa e qui ci sono limiti che Cremonese e Juve Stabia hanno punito. In questo scenario, un potenziale professore come Bohinen potrà dare una mano. Per ora la vera pecca del Cesena è che quando entra in un momento difficile, non ne esce più finché non prende gol: non una grande notizia, visto che parliamo di un tipo di squadra che non avrà partite facili. Nel corso del campionato capiterà che corazzate come Palermo o Pisa vincano partite dominate dall’inizio alla fine: al Cesena quasi sicuramente non succederà.

Nei momenti di difficoltà, a chi ti aggrappi? Banale: ai giocatori forti. Per esempio, è ufficiale che sia tornato il vero Bisoli, un giocatore figlio di una devozione totale al lavoro. Fateci caso: Dimitri in campo non ride mai, probabilmente l’ultima volta che ha sorriso è stata quando gli hanno detto: “Domani triplo allenamento”. Ha una presenza sulla partita che gli altri non hanno, soprattutto quando la partita si fa problematica, poi però quando la sua carrozzeria traballa, sono guai per tutti. A livello di personalità, ne servono per forza altri come lui, giovani o vecchi che siano, in attesa di dare sapore a un parco attaccanti con scommesse che per ora restano scommesse.

Il parco degli esterni è quello che dà più pensieri e infatti si sta vedendo un tripudio di terzini avanzati al fianco di Shpendi, segno di un allenatore che le sta già provando tutte, sperando prima o poi di vedere quello che cantava Antonello Venditti: “Scatta l’ala, una finta e poi vola sul fondo, dimmi chi la fermerà”. La canzone era “Correndo correndo” e Venditti la dedicò al terzino sinistro Sebastiano Nela, il suo giocatore preferito nella Roma degli anni 80. Se invece Venditti avesse conosciuto Manolo Pestrin, probabilmente ne avrebbe scritta un’altra dal titolo “Colpendo colpendo”, ma questa è un’altra storia.

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