Un anno di Cesena da Calò a Vrioni: magari è il momento di farsi qualche domanda

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Ci sono alcune ferite che non si rimargineranno in fretta. Le ferite di una squadra che nel girone d’andata creava tantissimo e segnava pochissimo, quindi nel girone ritorno è diventata più coerente: ha continuato a segnare poco e si è messa a giocare piuttosto male. Il coperchio della pentola lo ha tolto Ashley Cole in sala stampa a Carrara. Ha perso la pazienza, non gli piace quello che vede in campo, non gli piace la mentalità, non gli piace il gioco. Il problema è che parlava della squadra che allena lui.

Sono mesi che il Cesena rende triste chi gioca in attacco. Shpendi ci avrà messo del suo, ma si candida come il prodotto del settore giovanile gestito nel peggior modo di sempre. Cerri è un giocatore condizionante e si sapeva: ha una struttura talmente particolare che è la squadra a doversi adattare a lui e non viceversa. In cambio, gli si chiedevano sponde e assist per i gol dei compagni, invece qui non segna più nessuno e in sala stampa si sente un allenatore che ce l’ha con tutti tranne che con se stesso.

Ci sono un paio di scene simbolo di questa stagione piena di buoni portieri e strapiena di punte di cattivo umore. Girone d’andata: il tiro altissimo di Marco Olivieri in Cesena-Reggiana, con la palla a minacciare il tetto dei palazzi del Bombonera oltre la curva Mare. Girone di ritorno: lo stop a seguire di Giacomo Vrioni nel finale della partita di ieri, uno stop talmente a seguire che si giocava a Carrara, ma la palla praticamente è finita a Massa. Però fermiamoci qui, innanzi tutto perché sono cose che capitano, l’errore fa parte del gioco. E poi occhio a scaricare tutto sui giocatori, perché questo campionato invita tutti ad essere più umili. Quello che oggi si dice su Vrioni, Ciervo o Shpendi, un anno fa lo si diceva per Giacomo Calò, che qui giocò da confuso e infelice, mentre ora sta per andare in A con il Frosinone ed è un candidato per il titolo di migliore giocatore del campionato. Di conseguenza, facciamoci delle domande: Cesena è ancora un buon posto per fare calcio? Ci sono le competenze giuste per esaltare le professionalità di giocatori, direttori sportivi e allenatori? Quanti giocatori hanno aumentato il loro valore da settembre ad oggi?

Giacomo Calò con la maglia del Cesena tirava i calci d’angolo all’altezza delle ginocchia e aveva la faccia di una constatazione amichevole dopo un tamponamento. Ora sta per andare in A con merito e la sua storia è un cortese invito a guardare la luna e non il dito. Con il campionato che sta per finire, sarebbe il caso di andare oltre un gol mancato di Olivieri o Vrioni; sono sfumature le involuzioni di Ciervo e Frabotta, il cattivo umore di Cole in sala stampa e non sposta così tanto nemmeno il risultato di venerdì contro Padova. Sono segnali da cogliere per alzare lo sguardo oltre la siepe di una singola partita. Quello che preoccupa è non vedere una visione nel Cesena, non si riesce proprio a scoprirla. E quando la scopriremo, magari staremo tutti più tranquilli. Oppure sarà il momento di preoccuparsi sul serio.

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