La ricreazione del Cesena in un campionato trattato male

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Una soluzione brutale ma efficace per concedersi una tregua da Var e arbitri. Ecco a voi Modena-Cesena 0-0, la partita diserbante, un’ora e mezza più recupero dove non succede niente. Un punto talmente sudato che farebbe schifo a un piede, per dirla alla Max Gazzè (cantante eternamente sottovalutato, come l’Entella), un risultato figlio della testa pesante. L’impressione è che ci fossero due squadre con un pensiero fisso: “Se perdiamo, avremo grossi problemi con quelli che in teoria sarebbero i nostri tifosi”.

Il pareggio del Braglia è stato un mattone sulla ruota posteriore di un’auto parcheggiata in discesa, il cerottino su una stagione che in ogni caso farà scuola. Lo ricorderemo come il campionato rovinato a dicembre, vittima della gestione peggiore del momento migliore. Una squadra corta che faceva un sacco di punti, nel 2026 ha preso graffi in serie sulla carrozzeria. L’impressione è che in dicembre la proprietà del Cesena ad un certo punto abbia letto la classifica, abbia studiato la potenza di fuoco di chi vuole salire di categoria (Venezia, Monza, Palermo) traendo conclusioni riassumibili in due punti: 1) è altamente improbabile che il Cesena vada in A, 2) è altamente improbabile che il Cesena torni in C. Fieri di questo ragionamento, è stata tolta la marcia ad un’auto che viaggiava più che bene e sperava in nuova benzina, dimostrando in questo modo di non conoscere né il campionato, né tantomeno la piazza.

L’auto che sprintava, stupiva e sperava in rinforzi è stata parcheggiata in folle sulla salita di via Diavolessa, una zona della città che chiameremo per comodità Devil’s wife road, in aiuto a chi non la conoscesse bene. È stata parcheggiata male, ha iniziato a scivolare giù e il risultato ce lo hanno raccontato un po’ tutti: la classifica, il Manuzzi, l’espressione di Fusco e Mignani, il fiatone dei titolari, le rinnovate paure di gente come Ciofi e Berti, giocatori che hanno già giocato in C nel Cesena e sarebbero a posto così.

I primi mesi del 2026 ci confermano che una ineccepibile cura degli stipendi e delle scadenze sportive è una condizione necessaria, ma non sufficiente per reggere l’urto in B. Non basta la potenza di fuoco nel portafoglio, servono la competenza e l’umiltà di conoscere il campo di gioco. La gestione sportiva di questi ultimi mesi è stata oggettivamente tremenda, sulla scia di scene già viste (memorabile Toscano che vince il campionato il 30 marzo e Mignani annunciato il 20 giugno). Nell’area tecnica, ha il contratto garantito l’unico dirigente che non lavora, ovvero Artico (30 giugno 2027), tutti gli altri sono in scadenza tra meno di tre mesi. Se un procuratore ha un giocatore che si svincola da piazzare, quale cellulare deve chiamare per contattare il Cesena? Un direttore sportivo come Fusco, cosa può promettere a un nuovo allenatore, quando non sa nemmeno lui cosa farà il primo luglio? Era un problema che sarebbe stato attuale questa mattina, se il magnifico tiro di Gerli fosse finito dentro e non sul palo: un episodio che è una ricreazione di poche ore, poi si ricomincia, perché i problemi restano quelli. Tutto un campionato trattato in malo modo non lo curi con lo 0-0 di una partita finita in palo modo.

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