Torna alla mente Paolo Cevoli quando martoriava Claudio Bisio sul palco di Zelig: “Basta, non devi fare niente, non devi dire niente. Non è che mi fai venire il latte alle ginocchia, ma il fango nelle mutande”. Ecco, ci sono momenti in cui sarebbe meglio non dire niente e non fare niente, si scanserebbero figure come quella di ieri.
Ricorderemo Mantova-Cesena come una ferita che sanguinava presunzione, figlia della scarsa conoscenza del campionato di chi governa la società. Ci sono partite in cui una squadra chiede a chiare lettere di cambiare allenatore: a volte non lo fa nemmeno apposta, ma non ne può più e te lo chiede, quindi un dirigente fa il dirigente, legge quello che succede in campo e interviene. Al contrario, ci sono altre partite in cui una squadra chiede di non cambiare allenatore, per esempio Cesena-Frosinone 2-2, doppia rimonta contro un avversario superiore con due pali e un rigore sbagliato: se ne sono accorti tutti, tranne chi doveva decidere. Cesena-Frosinone sarebbe stata in ogni caso una partita dispendiosa a livello mentale, figuriamoci con l’aggiunta di un esonero di quel tipo, ma non solo: al sabato sera sono stati eliminati con un unico colpo di cesoia l’allenatore e il direttore sportivo, due figure a cui la squadra resta legata. Tutto questo prima della partita del martedì che poteva mettere al sicuro la salvezza: un errore di valutazione imbarazzante. Il risultato è un 3-0 che moralmente è un 5-0 contro un Mantova bravo e applicato, ma che come valore della rosa non è paragonabile al Frosinone.
Il Cesena è stato trattato come un computer da riavviare. Si è seguita la prima regola del tecnico informatico che non sa cosa fare di fronte al cliente che impreca, così l’impiegato si rifugia in un grande classico: “Hai provato a spegnere e riaccendere?”. Ieri sera Ciofi e compagnia erano il computer riavviato, con la differenza che questo non è un elettrodomestico, ma una squadra fatta di ragazzi a posto che per lunghi tratti del campionato hanno pure reso oltre le aspettative. Qui non è il problema di Ashley Cole, che ha sicuramente delle idee e si è paracadutato in un angolo di provincia che non poteva conoscere. Il problema è che chi governa il Cesena non conosce il campo di gioco.
È nel diritto di chi comanda fare delle scelte: sei il proprietario, paghi, quindi sei libero di provare qualcosa di diverso, ma se esageri e tratti la Serie B come il giardino degli esperimenti, occhio perché la Serie B ti prende a schiaffi. Certo che la faccia di Cole a fine partita ricordava l’ottimo Fulminacci a Sanremo quando cantava “vorrei essere il migliore dei tuoi sbagli”. Gli vanno concessi tempo e rispetto, anche perché può solo migliorare. Fa il capo allenatore dall’altro ieri (e non è un modo dire): con tempi così ristretti prima di una partita, la prima regola sarebbe non fare danni per poi dare un’impronta nel tempo. Invece ecco il cambio di modulo, i cambi di ruoli, la frenetica voglia di metterci le mani. Troppo protagonismo in un esordio da dimenticare, specchio fedele della dimenticabile gestione del Cesena che stiamo vedendo da mesi.
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