Si vede qualcosa e non era scontato. Precisiamo: meglio non parlare troppo di sconti con 30 euro di curva inferiore e 41 euro di distinti inferiori il giorno della partita, però in campo qualcosa si vede, oltre dubbi lunghi un’estate.
Palermo a parte (a livello di nomi è una squadra da 90 punti) i segnali del campionato sono ancora una volta di grande equilibrio, con partite dove vinci o perdi per sfumature e la sfumatura spesso è il centravanti. Cristian Shpendi in questo senso è una sfumatura che ha solo il Cesena. Cristian resta un fantastico centravanti di striscia: è profondamente umorale e ci ha abituato a filotti di gare a segno alternati a periodi di secca. Se trova una dimensione adulta e riduce questi sbalzi, fa un altro passo in avanti importante come il colpo di testa che sta inserendo nel curriculum.
Si vede qualcosa, non era scontato ed è bello vederlo, soprattutto pensando al girone di ritorno dello scorso campionato, un lungo spot promozionale per andare a vedere la pallavolo. La prima metà del 2026 è stata piena di partite interminabili dove guardavi l’orologio e non vedevi l’ora che finissero, mentre ieri tutto lo stadio tifava per un altro paio di minuti di recupero per gustarsi l’assalto di una squadra che ha già l’impronta del suo allenatore. Per quello che ha fatto vedere finora, Diamanti ha posto la sua candidatura a migliore acquisto della stagione. Ha la sua visione del calcio e certe cose restano dure da digerire: ieri un portiere come Siano ha toccato con i piedi i palloni calciati in tre anni da un totem come Francesco Antonioli. È un tipo di gioco che qui è sempre stato visto con sospetto, in uno stadio che ama il calcio verticale proposto da uomini verticali in panchina. Ecco, sul verticale in panchina forse ci siamo. Conforta il fatto che Diamanti non sia solo teoria, ma anche sangue e passione: chiede la tattica e chiede di martellare a tamburo quando serve. Nelle sue parole in sala stampa ricorda molto il primo Pierpaolo Bisoli in Lega Pro, quello della sua versione più ruspante e serena (a parte quando gli toccavi Bonura e Segarelli, lì partivano assoli alla Pavarotti e tremavano i vetri). Diamanti sta avendo il merito di portare entusiasmo in una piazza che almeno sente la voce dell’allenatore a coprire i silenzi della proprietà, ancora afona dopo un mercato che meriterebbe spiegazioni che invece nessuno sente il bisogno di dare.
La classifica che si muove dopo ogni partita ora avrà l’esame più severo: sabato arriva la Cremonese e al di là del ritorno di Berti, sarebbe stato suggestivo ritrovare Marco Giampaolo. Rivedere Giampaolo sarebbe stato il ripasso di tutto quello che non deve fare il Cesena, con quella gestione tremenda in Serie A che ci spiegò la differenza tra ambizione e presunzione. L’ambizioso vuole fare grandi cose nel calcio, il presuntuoso vuole riuscirci nel giro di un campionato, pensando di imitare modelli come Udinese o Atalanta che invece ci hanno lavorato sopra per decenni, un passo alla volta. Marco Giampaolo in teoria è un grande allenatore, il problema è che è rimasto alla teoria. Un affabulatore di primo livello, narratore di sogni che non si realizzano e fanno danni in serie, suadente come una canzone di Renato Zero, che per Giampaolo a Cesena in fondo avrebbe già il titolo. I migliori danni della nostra vita.
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