Il Cesena è partito bene e ha trasmesso la sua voglia di fare una bella stagione. Ecco, appunto. Cosa deve succedere perché in primavera si possa dire: “Però, hai visto che bella stagione”? Proviamo a scegliere tre indizi.
Il primo indizio. I giocatori migliorano. Druiventak inventa un suo cross a trivela in stile Quaresma nell’Inter (e magari andrà a finire che la chiameremo Druivela). La sua trivela produrrà assist di livello e i suoi scarpini non scaveranno più carotaggi a cercare il petrolio sotto il campo del Manuzzi. Quindi ecco Debenedetti che da punta di riserva da 3 gol a stagione ne segna almeno 6, supportato da un Pagano che fa un salto di qualità anche in fase realizzativa e inizia a vedere la porta. Un portiere come Siano si guadagna l’etichetta di giocatore di categoria, Gelli e Ilic diventano davvero i nuovi Zaninelli e Ficagna e così via.
Il secondo indizio. Alessandro Diamanti continua nel suo percorso di crescita, arriva in tempi brevi a 50 punti e garantisce un altro anno di B, il vero patrimonio del Cesena. Ci arriva foderando di realismo i suoi sprazzi di poesia e a suon di punti va a finire che digeriamo tutti meglio quelle decine di retropassaggi al portiere.
Il terzo indizio, il più importante. Il Cesena ha un nuovo leader e si chiama Mike Melby, che da mesi ci appare come un signore entusiasta e appassionato di calcio che non nega mai un sorriso davanti ai fotografi, solo che adesso che guida la società non potrà limitarsi alle foto durante il riscaldamento. In questi ultimi anni si è speso parecchio (in tutti i sensi), a giorni farà finalmente una conferenza stampa e comunicare dovrà diventare un’abitudine, non un appuntamento annuale in stile discorso di Mattarella a Capodanno. Il Cesena sarà pure un asset (termine che trasuda uno spontaneo calore umano), ma non può essere un fascicolo da appoggiare sulla scrivania: dentro c’è la passione di troppa gente.
La voglia di una squadra limitata e di cuore ha dato una pennellata di colore a mesi ingrigiti dalla terribile parentesi-Cole e da una sofferta iscrizione al campionato. È stata una pennellata preziosa, ma ora la proprietà deve trasmettere qualcosa: innanzi tutto convincere che si punta a vivere e non a vivacchiare. Le idee di Diamanti e l’impegno di Mancini hanno fatto il possibile dentro i vicoli di un calciomercato che ha trasmesso una sensazione di debolezza: Cristian Shpendi per ora è il giocatore simbolo del campionato, ma è rimasto qui solo perché chi doveva comprarlo, poi alla fine ha cambiato idea. Ci si riempie la bocca con i giovani, ma da quasi tre anni non c’è un reale inserimento in prima squadra di un ragazzo formato in Primavera.
Ci sono momenti storici in cui la forma è anche sostanza e il Cesena è in uno di quei momenti. Chi governa la società dovrebbe spiegare cosa vuole fare da grande, chiarendo se siamo all’inizio di un nuovo ciclo o si sta solo gestendo la fine di quello vecchio. Nessuno negherà mai il valore dello scalino percorso a suo tempo per lasciare la Serie C, però gli ultimi mesi visti da fuori sono stati contraddittori e preoccupanti. Da fuori abbiamo visto male? Sarà confortante ascoltare qualcuno che lo dimostri. Dopo mesi in cui Mike Melby è stato una garbata foto piena di sorrisi, sarà piacevole sentirgli dire qualcosa che faccia sorridere chi continua a uscire di casa per andare allo stadio a vedere il Cesena.
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