Per trovare qualcosa di positivo nell’intervista di Ashley Cole ad Athletic, si può partire da quello che manca. Dopotutto non ha fatto le seguenti affermazioni.
“Mi piace Cesena, adoro girare in centro sotto le Due Torri”.
“Il Cesena ha lanciato tanti grandi giocatori, ma se proprio devo fare due nomi, scelgo Giancarlo Marocchi e Adrian Ricchiuti”.
Divagazioni a parte, quantomeno è stato sincero e ha ribadito in sintesi il suo approccio a questa avventura. Il suo approccio è lui.
Ashley Cole non è il problema maggiore del Cesena, ma non ha regalato neanche un indizio che lo candidi a soluzione. Nella sua intervista ha puntato il dito su comfort che mancano (“i giocatori non possono pranzare insieme al campo di allenamento”) con critiche simili a quelle che due anni fa fece Roberto D’Aversa dopo avere visitato Villa Silvia. D’Aversa non era convinto, non sentiva Cesena come la sua dimensione e fece una sgradevole marcia indietro, ma a conti fatti è stato meglio così per tutti.
A Cesena non c’è il ristorante al centro sportivo e non regna la perfezione, tutt’altro, però c’è la storia che ci ricorda che alcuni buoni allenatori sono diventati dei grandissimi allenatori perché si sono messi al servizio del Cesena e non viceversa. Se tratti una panchina di provincia come un trampolino di lancio, allora puoi spiccare il volo; se invece ti lamenti della polvere sul trampolino e di tutti i problemi che trovi ogni giorno, forse è il segnale che hai sbagliato scelta.
Cole non vuole piacere a tutti e questo resta un suo pregio. Chi vuole piacere a tutti fa solo dei danni, come suggerisce un brillante cuoco delle parole come Paolo Borzacchiello (“se piaci a tutti, o sei un bonifico, o sei la Nutella o non sei saliente e fai cose senza rilevanza”). Però anche adesso che la stagione è finita, sta confermando di non essere pronto. Non è ancora un allenatore formato, per ora resta un grande ex giocatore che va in panchina. Qualcosa di simile si vide qualche anno fa con Francesco Modesto, un emergente della scuola-Gasperini che viveva la partita col fuoco incontrollato del giocatore di temperamento, con una faticosissima gestione della sconfitta.
In questa sgradevole primavera dove si è tornati a parlare di stipendi da pagare, il primo svincolo per la nuova stagione è capire se sarà davvero il nuovo direttore sportivo a scegliere l’allenatore, come la normalità imporrebbe. Sulla candidatura di Cole, 8 partite e un’intervista dimenticabile ci hanno consegnato uno dei dubbi più pesanti che si possano avere su un tecnico. Il dubbio è: sei disposto a fare brutta figura per la tua squadra? La risposta per ora è no. Anzi, sta accadendo il contrario: non sopporti che la tua squadra ti faccia fare brutta figura. Nel frattempo però rischi di perdere tutto. Perdi le partite, perdi la squadra. Di questo passo, perdi pure la panchina.
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