Il Cesena pieno di grandi idee, sperando che nessuno le rubi

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Torna alla mente il leggendario Bruno Pesaola ai tempi del Bologna anni 70. Alla vigilia di una partita contro l’Atalanta, gonfiò il petto davanti ai giornalisti, promettendo qualcosa di grande e di bello: “Li attaccheremo dal primo all’ultimo minuto, giocheremo all’assalto, domineremo la partita”. Accadde tutto il contrario: trincea del Bologna e palla sempre tra i piedi dell’Atalanta.

Inevitabile la resa dei conti in sala stampa.

“Scusi Pesaola, lei aveva promesso un Bologna tutto all’attacco, ma non si è visto nulla di tutto questo”.

“Lo so, purtroppo l’Atalanta ci ha rubato l’idea”.

Per larghi tratti di Cesena-Sampdoria, Attilio Lombardo ha rubato l’idea ad Ashley Cole. Parliamo di due ex giocatori di altissimo livello ai primi passi della carriera da allenatore e sentendo le loro analisi nella sala stampa del Manuzzi, è emerso un approccio molto diverso. Lombardo si concentra sulla gestione di un gruppo di ottimi giocatori, Cole si concentra su un’idea di calcio che ritiene ottima ma difficile da digerire, figuriamoci da subentrato.

Non c’è nessuna prevenzione su Cole, anzi: sta accadendo il contrario. Proviamo fare un salto all’indietro nel passato e immaginiamoci la scena: il Cesena vince la D e anziché chiamare Francesco Modesto, conferma Beppe Angelini in panchina anche in C. Se nei suoi primi 40 giorni il vecchio Beppe avesse fatto quello che ha fatto Cole (mosse strane in campo e media punti da retrocessione) avrebbe fatto fatica ad uscire di casa.

Per ora attorno a Cole prevalgono curiosità e pazienza e lo sta aiutando il fatto di essere stato un grande giocatore che viene dall’estero. Nelle conferenze stampa della vigilia racconta partite che poi non succedono (“vedrete una squadra che dominerà il gioco sia con la palla che senza”) ed è normale che il primo a soffrirne sia lui, in questo complicato laboratorio di lingue diverse.

Non si riesce a capire cosa sia il Cesena di Cole, ma questo è niente rispetto a un dubbio superiore: non si riesce a capire cosa voglia essere il Cesena. Da settimane prova a farsi largo un dibattito che fa onore alla storia di calcio di questa terra, ovvero: perché non si dà più spazio ai giovani migliori della Primavera? Sarebbe anche un tema interessante, ma per ora non ha ragione di esistere; non finchè non sarà chiaro perché Francesconi non gioca mai. Inutile spingere per vedere dei diciannovenni in prima squadra quando è sparito dai radar un ex uomo mercato di 22 anni costruito in casa. Mica un fenomeno, ma un tipo di centrocampista che giocando a due in mediana ha allungato la carriera di De Rose, mettendo i mattoni su un campionato da 96 punti in C. Il Cesena è sempre stato questo: costruire in casa giocatori di alto livello, creando l’appartenenza che fa scendere in campo lo stadio al fianco della squadra. Ora cosa vuole essere il Cesena? Vuole restare un’occasione di grande calcio o vuole diventare un’occasione di grande marketing? Magari prima o poi spunta qualcuno della proprietà che ce lo spiega per tempo, così non fa la fine di Pesaola e non arriva nessuno che gli rubi l’idea.

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