Nel pieno di un inverno con abbondanti precipitazioni, c’è il Cesena che prende gol ad ogni starnuto. L’Avellino (un palo, paratona di Klinsmann alla fine) ne ha fatti 3 e poteva farne 5; ieri sera l’Entella ne ha fatti 3 concedendosi una svolta zuccherina al suo monacale regime alimentare, visto che fino a ieri viaggiava alla media di 0,86 gol a partita.
Se una squadra allenata da Mignani non ha equilibrio, non è più una squadra di Mignani, un allenatore che ha costruito una carriera sui mattoni di un calcio solido, mentre non riesce a limare le crepe degli infrasettimanali. L’ennesimo turnover di ieri, visto con gli occhi del giorno dopo ha un solo pregio e regala una sentenza: con Bastoni può bastare così, in fondo va in scadenza a giugno e se sa fare solo questo, tanto vale che lo facciano Bertaccini o Zamagni. L’Entella sulla carta è una rivale più debole, eppure tra andata e ritorno si è presa 4 meritati punti, a riprova che questo è un campionato che non guarda ai nomi e ai cognomi e premia altri valori.
A proposito di valori. Nel corso di settimane senza alternative, Mignani è stato costretto a spremere i titolari e in dicembre più che un giro dei cambi, aveva un giro dei crampi, con una serie di giocatori (gli esterni su tutti) in riserva sparata. Ora è arrivata la cavalleria dei rinforzi e ieri il Cesena ha iniziato il secondo tempo inserendo Cerri, Castrovilli e Berti. Sono entrate 222 presenze in Serie A (Cerri 90, Castrovilli 132) più un talento dell’Under 21. In B non possono farlo in tanti, ma se non hai equilibrio e ti fai gol da solo, è giusto che l’Entella vinca, nello stesso campionato dove Lorenzo Insigne rischia di finire ultimo.
Cosa potranno dare i nuovi acquisti? Ripassiamo per l’ultima volta la regola-base del venditore di gennaio: “O mi ricopri di soldi, o io un giocatore forte non te lo do”. Il Cesena non ha ricoperto nessuno di soldi, quindi ha delle scommesse. La più difficile si chiama Castrovilli: è sempre brutto quando i bravi giocatori si intristiscono ed è quello che gli è successo. A Cesena ha qualcosa di nuovo da fare o solo vecchi ricordi da raccontare? Incanterà come Di Gennaro o sarà una foto ingiallita come Missiroli?
Ci sono stati grandi giocatori che qui ebbero un inizio stentato: i primi mesi di Jozic non furono né carne né pesce e perfino Jimenez ebbe un faticoso rodaggio. Non era un talento e non venne da giocatore spacca-partite, ma il caso più clamoroso resta quello di Mario Manzo, che nelle prime uscite faceva spavento e visto che era una persona super, metteva ancora più tristezza. Sul momento, lo archiviarono come un lutto marginale, un caro estinto del Manuzzi, invece alla lunga riuscì a stupire. Nacque il coro più iperbolico della storia (“sono Mario Manzo, gioco meglio di Pelé”), un coro con due qualità: 1) premiava chi era risalito dai fischi agli applausi, 2) per fortuna Pelè non lo sentì mai.
Marione a un certo punto cavalcò il suo essere idolo con un cambio di look, osando ardite mèches bionde su un capello che tendeva a imbiancarsi. Una tinta che mollò saggiamente in fretta, mentre le sue corse continuavano: smise la tinta e dal caro estinto si passò al caro ex tinto. Non resta che aspettare di vedere il colore che sceglie Castrovilli a Cesena e magari pure il colore che sceglie tutto il Cesena, per ravvivare questa colata di grigio in cui si è cacciato.
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