Il dibattito è aperto. È sufficiente un pareggio pieno di paura per fare sfiatare tutta la pressione delle ultime settimane? Oppure è stato solo un colpo di scopa per buttare un po' di polvere sotto il tappeto? Sarà un dibattito che non durerà a lungo, visto che martedì sera arriva il Monza e si rivede un turno infrasettimanale, non esattamente la specialità della casa.
Al netto del bellissimo gesto finale per Bertaccini, la notizia migliore del Cesena di Empoli è avere ritrovato Klinsmann: nessuno risale dai suoi guai con un portiere in crisi e in un secondo tempo con ampie fette di panico, la squadra è tornata a ripararsi all'ombra del suo totem in porta. Resta il fatto che anche una partita mentalmente pesantissima come quella di ieri è stata un efficace riassunto del campionato. Un primo tempo volenteroso con un gol e due pali, poi nel secondo tempo l'Empoli ha pareggiato con Daniel Fila, un giocatore che era partito dalla panchina. La differenza spicciola è tutta qui: l'Empoli l'ha tirata su col giro dei cambi, il Cesena da mesi si tira giù col giro dei cambi.
Nel girone d'andata, il freno era stata la rosa corta, quindi ecco un mercato di gennaio talmente a rilento da diventare un mercato di febbraio. Il vero limite della finestra invernale è che spesso arrivano giocatori non pronti e in Serie B nessuno può permettersi di giocare da fermo. Il più attrezzato a livello atletico era Corazza, ma il suo minutaggio è lì a dimostrare che non era una prima scelta; Castrovilli si è fatto male subito a riprova di una precaria condizione fisica, mentre Vrioni visto da fuori non ha una condizione fisica.
Resta Cerri, che per un'ora di partita è una sciccheria, un ricco cellularone pieno di luci che per metà giornata ti fa sentire padrone del mondo, ma per l'altra metà della giornata agonizzi con il cavo dell'alimentatore in cerca di ristoro per la batteria. Mischiamo il tutto con un Castagnetti che non può avere lo spunto di un ventenne e un Bisoli alla faticosa ricerca della salute e si inizia a capire perché il Cesena spesso si inabissa alla distanza, girandosi verso la porta sperando che ci pensi Klinsmann.
Ricorderemo l'inizio del 2026 del Cesena come quel periodo in cui col passare delle settimane tutti piegarono il mento per guardare la classifica e controllare il quintultimo posto. Tutt'altra musica rispetto al Monza, che ha il mento stabilmente proteso verso l'alto e martedì si riaffaccia al Manuzzi. Il Monza non ha un reparto offensivo, ha una intera sala giochi e a fine gennaio ci ha aggiunto pure un fior di attaccante come Patrick Cutrone. Se per assurdo lo avesse preso il Cesena, avremmo iniziato a chiamarlo Agatino Cutrone, in omaggio al giocatore che qui è passato alla storia per avere segnato il gol che obbligò il Comune a costruire uno stadio nuovo. Accostare Cutrone a Cuttone non è un gran segno di lucidità mentale, anzi: è la prova che la fine della stagione si avvicina per tutti. Meno male che Agatino è benevolo, dopotutto nel 1987 a San Benedetto contro il Lecce ha segnato il gol più importante della storia del Cesena e da quel giorno sa perdonare tutti, compreso chi qualche anno dopo fu così crudele da fargli allenare Macchi e Stringardi.
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