“Fare la pizza è come amare qualcuno, deve venire semplice. Se diventa complicato, vuol dire che c’è qualcosa che non va”. Oltre a un passato da frequentatore del Manuzzi, nel curriculum dello scrittore Cristiano Cavina c’è un libro di cucina (“La pizza per autodidatti”) che alla fine non parla di cucina e decolla verso l’alto, tipico di quelli bravi.
Nella cucina del Cesena, il mese di agosto ci sta dicendo che il progetto tecnico non si vede. O meglio, un progetto senza dubbio ci sarà, ma è in seconda fila, coperto dal progetto economico. C’è bisogno di fare qualche uscita importante e a decidere sarà il mercato, così se c’è un’offerta adeguata può partire indifferentemente il migliore centrocampista (Bisoli) o il migliore attaccante (Shpendi). Le esigenze di Diamanti vengono dopo, ma è una situazione che conosceva e che cerca di compensare con l’entusiasmo.
In una situazione di questo tipo ci sarà bisogno di un finale di mercato di talento e un giovane direttore come Mancini avrà uno stress-test indicativo per farci capire le sue doti: parte Bisoli, ecco il vice Bisoli; parte Shpendi, ecco il vice Shpendi e così via.
L’estate del Cesena in fondo è lo specchio del calcio italiano, avvitato in limiti che ci fanno stracciare le vesti mentre guardiamo i Mondiali, poi si avvicina l’autunno e la giostra ricomincia con i soliti giri. Per esempio: la stagione 2025-2026 ha detto che il Cesena ha la terza Primavera migliore d’Italia. Ripassiamo la formazione che ha perso la semifinale con il Parma: Fontana; Domeniconi, Kebbeh (38’ st Abbondanza), T. Casadei, Ridolfi; Wade (43’ st Tonti), Amadori (38’ st Carbone), Zamagni (31’ st Galvagno), Mattioli; Tosku, Rossetti (31’ st Poletti).
Di questo elenco di giocatori, chi ha speranze di avere un ruolo importante in B in tempi brevi? Nessuno. C’è giusto un secondo portiere che potrebbe retrocedere a terzo portiere (Fontana), poi in aggiunta un Galvagno ora infortunato che al massimo sarebbe stato in quarta fila e il caso a parte dell’ottimo Bertaccini, che ha perso una buona fetta dell’anno scorso. E allora a cosa è servito costruire la terza Primavera più forte d’Italia? A farsi belli davanti agli sponsor? È stato un lungo elettrocardiogramma gratis a un Nicola Campedelli che ci ha messo cuore e anima? È stato solo uno spottone per riempire i social?
Il Cesena ha la giustificata ossessione di calare il budget e avrebbe in casa la soluzione più banale: ridurre i giocatori acquistati, aumentare quelli costruiti. C’è il freno della paura di retrocedere? Intanto in B circa metà delle squadre parte con questo timore, ma con i tuoi giovani come minimo abbatti i costi e se poi va tutto bene, li valorizzi e ti fanno divertire, prima in campo e poi sul mercato. E il Cesena i giovani bravi li ha.
Niente di personale contro i vari Magni, Natta, Caprini o D’Andrea (se arriverà): sono giovani scommesse per ruoli di rincalzo a cui non si chiede di spostare tutto e subito, esattamente come i ragazzi di una Primavera sul podio in Italia. Basterebbe tornare indietro e guardare cosa è successo in tutte le stagioni migliori, magari ripensando a Bagnoli o Marchioro, belle persone che hanno voluto bene al Cesena lanciando i giovani del vivaio. Sarebbe davvero ora di tornare a semplificarsi la vita, senza passare tre estati di fila con Ogunseye come esubero da piazzare. Sta a vedere che vale anche qui la teoria di Cavina. Fare calcio è come amare qualcuno: deve venire semplice. Se diventa complicato, vuol dire che c’è qualcosa che non va.
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