In attesa di vedere gol diversi da quelli di Shpendi, il colpo migliore per una volta lo ha messo a segno la proprietà, dando un segnale confortante. Un dirigente con il vissuto di Sandro Mencucci non si sposta per fare brutte figure e il suo arrivo è un bel primo passo della gestione di Mike Melby. Saluta invece Corrado Di Taranto e tra i ricordi che lascia, spicca per distacco il “Calcio integrato”, sia per la gioia che trasmette ad ogni allenamento, sia per il coinvolgimento del Gruppo Amadori.
Ieri invece è arrivata la prima sconfitta in Serie B di Alessandro Diamanti, che sarà anche nato a Prato (anzi, ci è nato di sicuro) ma per certi aspetti è uno degli stranieri che popolano la rosa del Cesena. Ha una visione del calcio molto poco italiana e all’insegna della leggerezza: quando parla del suo sport preferito che è diventato il suo lavoro, ne parla con il sorriso di chi è riuscito a tracciare un confine tra passioni e nevrosi. Si tratta di un confine sconosciuto alla quasi totalità della gente di calcio in Italia. Qualche anno fa, nella sua conferenza stampa di presentazione a Cesena, Francesco Modesto a un certo punto disse: “E poi c’è quella cosa insopportabile che non riesco nemmeno a nominare, mi fare stare male fisicamente”. Parlava della sconfitta e il problema è che quel tratto di conferenza stampa è stato il momento di maggiore empatia tra Modesto e Cesena, un posto di calcio che da fuori è visto come una paciosa cartolina di provincia, ma visto da dentro, modestamente comprende una colonia di ossessionati e fulminati da competizione.
Ora il dubbio è: Diamanti riuscirà ad alleggerire il Cesena, oppure sarà il Cesena che appesantirà Diamanti? È di sicuro un allenatore interessante a cui si è costretti a chiedere subito qualcosa di importante, perché allena una squadra leggera figlia di un’estate leggera di chi guida la società. Questa squadra ha senza dubbio dei margini di miglioramento, come non c’è dubbio che non può permettersi margini di peggioramento e deve crescere di buon passo, perché la B sa prenderti a schiaffi che è un piacere.
Prendiamo la prima palla al centro di ieri a Benevento. L’ha battuta il Cesena, ha piazzato tutti sulla linea di metà campo e dopo pochi secondi i dieci giocatori di movimento erano nella metà campo d’attacco. Un segnale all’avversario per dire: “La partita vogliamo farla noi”. E in effetti è successo per venti minuti buoni, solo che quando gioca bene, il Cesena al massimo è propositivo, quindi deve fare un passo in avanti e diventare pericoloso. Alla fine sono arrivati i complimenti dell’allenatore del Benevento (senza dubbio sinceri) ma un antico tecnico che ha gravitato da queste parti ricordava come perdere facendo bella figura fosse una delle cose più semplici che ci siano. Non ci voleva la prima sconfitta a ricordarlo, ma nel dubbio, meglio ribadirlo: il Cesena ha bisogno di trovare in fretta una sua dimensione adulta, perché il mondo ideale è pieno di complimenti, mentre il mondo reale è più cattivo e sotto sotto spera che sia tu a retrocedere.
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