Il Cesena e le sconfitte che danno ancora più valore alla classifica

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Perdere con l’Empoli non ha ridimensionato il Cesena, più semplicemente lo ha dimensionato, parcheggiandolo in una realtà più conforme al suo valore. A volte ci vogliono delle sconfitte per capire quanto sia bella una classifica: per quanto diversi, gli stop con Catanzaro ed Empoli sono una ulteriore lucidata ai 31 punti della fine dell’andata.

Guardando la rosa e la potenza di fuoco in attacco, il lato triste della storia ci dice che il Cesena è un intruso nelle zone alte, poi c’è il lato allegro che ci ricorda che non è mica lassù per caso: intanto perché ci gravita da mesi, poi perché ci è arrivato giocando un buon calcio, grazie a giovani che ora vivono un momento di difficoltà, come può capitare.

Un’occhiata al giro dei cambi di ieri. Primo cambio: Francesconi-Castagnetti e fin qui tutto bene, poi sono entrati il valoroso Celia (efficace se gli chiedi di attaccare, rivedibile se lo metti per difendere) e un Bastoni che si è già eliminato da solo dal Manuzzi. Cambi finali: Magni e Guidi, due jolly difensivi. Cinque cambi e tutti sullo 0-1, con le punte di riserva a surgelare in panchina. Il messaggio è stato chiaro: mancava solo la faccia di Mignani sul maxi-schermo con in basso il numero di cellulare di Fusco a scorrere accanto alla scritta “cercasi giocatori di categoria, astenersi perditempo”. Poi Mignani ha un suo stile e non farà mai certe uscite, ma ormai conosciamo il suo linguaggio e se alla conferenza stampa del venerdì si lascia scappare sottovoce “qualcosa ci serve”, equivale a un Antonio Conte che si stende in lacrime sulla scrivania della sala stampa in favore di flash e telecamere, spiaggiandosi come un delfino in agonia per chiedere punte da un’ottantina di milioni che lo aiutino a smontare il complotto dei potenti.

Il primo vero sussulto di mercato è stata la partenza di Adamo, uno dei simboli del ciclo di Toscano. Una cessione a gennaio da 400mila euro per un giocatore che non è una punta da gol è un’ottima cessione. Se n’è andato un elemento generoso ma sostituibile, a patto ovviamente che venga sostituito. Ecco, a proposito: la ricapitalizzazione è stata ufficializzata giovedì scorso ed è andata a finire che il Cesena ha perso un terzo del mese di gennaio. Per giorni la società ha fatto capire che i 422mila euro da versare non erano un problema, anzi poco più di una formalità. Se era una formalità, non si poteva farlo prima? Alla proprietà Usa va dato il grande merito di essersi spesa parecchio (e non è un modo di dire), ma a volte si perde un po’ nei suoi fusi orari e traccheggia come certe costruzioni dal basso di Marco Giampaolo. Assodato che la potenza di fuoco è notevole e se questa operazione non era un problema, perché non si è realizzata in autunno? Si sa da settimane dove deve lavorare Fusco e per intervenire in certi ruoli il tempismo vuol dire tanto.

Il mercato di gennaio raramente porta giocatori decisivi, ma può portare giocatori utili. L’impalcatura va costruita in estate e il Cesena per sua fortuna (anzi, per sua bravura) c’è riuscito e ora può iniziare il momento dei ritocchi. È quel momento raccontato bene dalle radio romane che martellano di calcio, quel momento in cui uno degli speaker più geniali della Capitale puntualmente ricorda che nel calciomercato va rispettato con cura il confine tra “facce nuove” e “facce rìde”.

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