Era lo svincolo più delicato della stagione, la partita che doveva decidere se fosse giusto avere paura di retrocedere: è finita con una vittoria con l’incentivo di un po’ di fortuna, sulla scia di un copione già visto. Un anno fa, un tiro di Dario Saric deviato in gol tolse le stesse paure in Reggiana-Cesena 0-1, ieri un fuorigioco da misurino del farmacista ha negato il pareggio al Catanzaro.
Cesena-Catanzaro 3-1 diventa per forza una partita-manifesto del campionato, poi dipende dai punti di osservazione. Vista da fuori, è la prima vittoria da allenatore di Ashley Cole, per la gioia di chi ama i lustrini di questa luccicante operazione di marketing sportivo. In tutto il mondo parlano e scrivono del Cesena, così i proprietari sono contenti e si danno di gomito guardando i social: tutto bene e tutto bello, però nel frattempo bisogna vincere qualche partita. Vista da dentro e dal cortile di casa, Cesena-Catanzaro conferma che questa squadra è composta da persone serie: gli stessi giocatori che contro il Frosinone hanno giocato alla morte per Mignani, ieri hanno giocato alla morte per tornare a vincere. Visti i protagonisti, chissà cosa ha pensato Filippo Fusco, ora confinato nell’Aventino de noantri, ovvero a Montiano, dove risiede. Prima ha aspettato Olivieri per tutta un’estate, poi ha aspettato Cerri per tutto un mercato di gennaio: ieri sono stati entrambi decisivi, in una delle rarissime partite in cui il Cesena è cresciuto dopo il giro dei cambi.
È passata solo una settimana dall’arrivo di Ashley Cole e dal suo rischioso atterraggio da ufo per guidare una squadra che non conosceva, con uno staff che non conosceva in un campionato che non conosceva, il tutto con un vocabolario di italiano che a orecchio non supera le 50 parole. Il primo indizio che ha regalato Cole è il suo vivere il calcio con entusiasmo, ma è pesante soprattutto il primo indizio che Cesena ha regalato a Cole, ovvero quello di avere una certa pazienza. Il calcio è uno di quei posti di lavoro in cui essere stato un grande giocatore concede grandi vantaggi all’inizio della carriera in panchina (e se poi l’allenatore viene da lontano, il fascino aumenta). È un dato di fatto talmente assodato che ormai non ce ne rendiamo più conto. Torniamo per un attimo a Mantova-Cesena 3-0, partita infiocchettata da mosse in panchina che oggettivamente hanno fatto spavento. Se Aiello e Melby avessero scelto la soluzione interna e le stesse mosse le avesse fatte Nicola Campedelli, cosa sarebbe successo? Nicola non avrebbe fatto in tempo a tornare a casa: al ritorno da Mantova, la gente lo avrebbe bloccato all’autogrill Sarni a Modena Nord, invocandone le dimissioni.
La pazienza verso Cole è uno dei pochi vantaggi concreti in questo esotico tuffo nei cimeli della Champions, un tuffo che John Aiello in conferenza stampa ha spiegato con raggelante sincerità: “Se non rischi, non guadagni”. Una frase per riassumere tutto un modo di fare calcio. Sono sei parole in tutto, ne mancherebbero altre che qui hanno fatto la storia. Parole tipo “programmazione”, “competenza”, “pazienza”, “umiltà”, “costi”, “equilibrio”. Nella speranza di sentirle a breve, meglio allacciare bene le cinture, a bordo di un’auto che nel dubbio vuole viaggiare sparata, l’unico modo che conosce per guadagnare.
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