Il Cesena che trascura l’agenda di gennaio e non dà forza ad allenatore e diesse

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Ma il calcio è davvero cambiato così tanto? L’esultanza di Olivieri per esempio. La prima prestazione oltre la soglia della dignità dopo 5 mesi, con finalmente un bel gol ad accendere la luce sul buio di un girone d’andata terribile. Un gol festeggiato mettendo il dito indice davanti al naso, ormai un classico degli angoli peggiori del campionato. Ora: va bene che siamo a Cesena e si fa passare quasi tutto. Va bene che ci sono cose più importanti per cui provare un moto di spontaneo fastidio. Va bene tutto. Però se Dario Hubner si fosse messo a sbattere il dito sul naso dopo ogni gol, oggi non avrebbe più un setto nasale e presenterebbe il profilo di Lord Voldemort in Harry Potter. E parliamo di Dario Hubner, ovvero di un tipo di giocatore di un’altra galassia rispetto al panorama attuale, uno che qui nel suo primo campionato venne pure criticato, ma alla fine fece 10 gol in silenzio, pensando a lavorare sui suoi limiti e a mettere i primi mattoni di una carriera da favola. L’esultanza di ieri è stata imbarazzante, a maggior ragione pensando a quello che si è visto dopo. Il Cesena è una società che crede nel settore giovanile e ultimamente i ragazzi del settore giovanile vedono le riserve della prima squadra che quando segnano, poi esultano mettendosi l’indice davanti al naso. Alla società va bene tutto questo? Oppure la lista dei valori del calcio la facciamo solo alle cene di Natale?

Fin qui la parte divertente. Il resto al momento è peggio. Il mese di gennaio ha destabilizzato il Cesena e non tanto per i rinforzi che non si sono visti in campo. C’è una proprietà puntualissima nel foraggiare a suon di milioni una macchina dispendiosa (e qui niente da dire, anzi); il problema è che sul piano sportivo, chi governa il Cesena brilla per la sua assenza. C’era da sfruttare l’onda positiva di un autunno al limite della perfezione, costruito dalle parate di Klinsmann fino ai gol di Shpendi, innaffiato dalle idee di un buonissimo allenatore che aveva bisogno di certezze che non sono arrivate. Mignani e Fusco sono in scadenza a giugno, hanno apparecchiato un girone d’andata andato oltre le attese, ma in questi mesi non hanno avuto il minimo segnale sul loro futuro. Zero accenni di programmazione per dare forza al loro lavoro: un clima che alla lunga ha alimentato le insicurezze di Mignani, che nelle ultime settimane è inciampato in cambi strani e in una gestione meno serena del solito. Il tutto mentre la rosa del Cesena non è mai stata così corta e avrebbe avuto bisogno di una spinta di coraggio in più da parte di un allenatore dalla testa sgombra da dubbi, spalleggiato e reso più autorevole da una proprietà presente.

Questa stagione ha dato un’altra dimostrazione che il mese di gennaio il più delle volte rischia di fare danni. Il Cesena di fine 2025 era un set da 12 bicchieri di cristallo da maneggiare con cura e da rinforzare per tempo, ma i nomi delle urgenze dell’agenda di gennaio non si chiamavano Valoti o Cerri, ma Fusco e Mignani. Girata la prima pagina del calendario, ora vediamo se febbraio diventa il vero mese di riparazione.

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