Il Cesena che non si arrabbia mentre perde sempre allo stesso modo

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Quindi era solo un'illusione? Un autunno traboccante di punti e di grandi parate del portiere; le vittorie belle e meritate; un calcio da violinisti che stuzzicava appetiti impensabili. Era solo una foto ritoccata e fasulla, di quelle con più filtri di una stecca di Marlboro?

È riduttivo dire che il Cesena abbia una striscia negativa: sta girando una intera serie tv dal titolo “Ora perdo pure questa” e a metà di ogni puntata si capisce tutto in anticipo, non c'è nemmeno l'effetto sorpresa. C'è una squadra che perde sempre allo stesso modo e quando arriva il momento delle interviste, si sente l'allenatore ripetere le stesse cose, tipico dei problemi che non trovano soluzione.

La paura di perdere ha sopraffatto la voglia di vincere di una squadra che non ha più una fase difensiva: prende tre gol a partita e li prende in modi talmente creativi da svilire il mantra di un allenatore come Mignani, uno che infila la parola “equilibrio” ogni due frasi. Qui invece siamo al Foggia di Zeman senza l'attacco di Zeman: c'è una squadra che va al fiume a raccogliere l'acqua col colapasta e si lamenta con l'arbitro se si è bagnata i piedi.

Il Cesena sta implodendo nelle sue paure: ha paura della sconfitta anche mentre sta vincendo, quindi la sconfitta arriva. Torna alla mente una mirabile intervista del dottor Claudio Costa, il guru della clinica mobile del Motomondiale: “Quando un pilota sente la paura suonare al campanello di casa, quando va ad aprire la porta, non vede nulla. La paura se n’era già andata con il coraggio di aprire la porta”. Riassumendo in senso gergale: ci sono momenti in cui servirebbero un po' di maroni.

Il Cesena non ha ribaltatori di situazioni negative: doveva esserlo un Bisoli mai in condizione e uno come lui se non è al top fisicamente, perde tantissimo. Il resto dell'impalcatura anziana sono Castagnetti e Zaro, tutta gente chiamata per gestire le situazioni difficili. Toccherebbe a loro e toccherebbe all'allenatore, mai così alle prese con l’italico rischio del colpo di vanga di un esonero. Arrabbiarsi per quello che si vede, arrabbiarsi per quello che si sente. Per esempio le parole dei giocatori dello Spezia davanti alla loro panchina: “Sono morti, sono morti, non ce la fanno più”. Le ha rivelate ieri Roberto Donadoni, che è un ex allenatore della Nazionale e pure una persona seria, quindi non c’è dubbio che le abbia sentite. Le ha rivelate per fare un complimento all’energia di chi è entrato dalla panchina dello Spezia, mentre il giro dei cambi del Cesena (Piacentini, Magni, Corazza, Olivieri, Vrioni) per la millesima volta non ha spostato nulla.

“Sono morti, sono morti, non ce la fanno più”. Dentro il Cesena si trova qualcuno che si incavola e ha voglia di dimostrare che non è vero? Per tutto il 2026, le parole usate per raccontare questa squadra sono state quasi tutte tristi, vediamo chi è il primo che alza la testa e ce ne fa usare di nuove. Di nuove e autentiche però, non un paravento in stile Festival di Sanremo, quando Nino Frassica anni fa rivelò il vero nome di Gigliola Cinquetti. “Ovviamente Gigliola Cinquetti è un nome d'arte: in realtà si chiama Gigliola Cinquecentogrammi”.

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