Il Cesena che fa metano e la gestione delle risorse

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Sabato Inghilterra-Spagna di Nations League è stata uno spettacolo magnifico, con la Spagna a pitturare calcio in difesa e in attacco. La difesa in particolare parte da un primo pressing in cui la mezzala destra Dani Olmo sale al fianco del centravanti Ferran Torres. È la stessa scelta di Alessandro Diamanti, che a Cesena fa salire Dimitri Bisoli, affiancandolo a Cristian Shpendi. A livello di singoli è un altro mondo, però il meccanismo è identico.

Diamanti sta chiedendo tantissimo al suo unico trentenne, così le prime giornate di campionato sono iniziate con Bisoli che assale come un Apache in pressing e sono finite con Bisoli a terra a fare allungamenti per controllare la carrozzeria. Dopo un incoraggiante avvio al timone, un primo step di crescita per Diamanti sarà la gestione delle risorse lungo il percorso della partita, perché non ha la sterminata rosa del ct della Spagna Luis De La Fuente e per ora il gioco dei cambi è quasi sempre coinciso con un calo di rendimento.

Come si dice in questi casi, la pausa serve a mettere benzina nelle gambe. Visto il budget e il contesto, forse è più calzante dire che il Cesena sta mettendo metano nelle gambe e incuriosisce che stia insistendo con l’esperimento di un difensore mancino come Frabotta nel ruolo di attaccante destro. Una scelta che sembra legata a due motivi. Il primo: in una rosa con un numero ridotto di giocatori rodati per la categoria, uno come Frabotta non può stare fuori. Il secondo: nella formazione titolare vista fin qui, nei reparti di centrocampo e attacco non c’è un colpitore di testa, quindi tanto vale provare un mancino a piede invertito e sfruttarne il tiro.

Infine, sabato scorso correva il 16° anniversario della scomparsa di Edmeo Lugaresi, a cui è dedicata questa rubrica. Come avrebbe reagito davanti a Diamanti? Di sicuro gli sarebbe piaciuto il suo spirito e prima degli allenamenti lo avrebbe scannerizzato per farsi spiegare tutti i tatuaggi che lo tappezzano. Sarebbe stato curioso sentirlo pronunciare il cognome di Druiventak, mentre resta il rimpianto di non vedere più trattative come quella (fallita) per trattenere Paolo Ponzo. Storia dell’estate 1997: col Cesena retrocesso in C, Paolino è determinato ad andare via non tanto per la categoria, ma perché alcune scelte di Benedetti e Ceccarelli non gli sono andate giù. Lugaresi fa di tutto per trattenerlo e ogni occasione è buona per provarci. Era l’epoca in cui Ponzo faceva il volontario al Centro d’Ascolto di Sant’Agostino e una mattina a fine servizio, mentre cammina in Piazza della Libertà con un obiettore Caritas, ecco spuntare Edmeo che lo saluta, lo prende sottobraccio e iniziano a camminare attorno al duomo, poi corso Sozzi e ritorno, ancora il duomo e così via. Una trattativa condotta in camminata (visto il luogo, si può dire che procedevano a passo duomo) e il pres le prova tutte, ma Ponzo resta fermo sulle sue ragioni: c’è un episodio che lo ha ferito e vuole andarsene. A un certo punto Lugaresi decide che per quel giorno può bastare e lo saluta spazientito: “Tòtt un mòcc ad pugnétti, va in te casèn valà. A s’avdèm dman matèna s’a n’ho voja”. (Traduzione per i non romagnoli: “Non ti nascondo che fatico a comprendere le tue ragioni. Meglio aggiornarci a domani mattina, il tempo di controllare la mia agenda e ti farò sapere”).

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