Negli anni ‘90, nel settimanale “Cuore” c’era una rubrica intitolata “Parla come mangi”. Merito di un genio della sintesi come Piergiorgio Paterlini, che disegnava la pagina mettendo sulla colonna di sinistra il torrenziale intervento di un politico, mentre sulla colonna di destra ci piazzava il riassunto in una frase. Per dare l’idea, una tiratona di Achille Occhetto su una nuova coalizione di sinistra venne sintetizzata con: “Siamo d’accordo su tutto basta che non si parli di politica”. Spostandosi al centro, una interminabile lectio magistralis di Giulio Andreotti su religione e politica al meeting di Comunione e Liberazione, trovò la seguente sintesi: “Cari ciellini, vedete un po’ voi, ma se mi scaricate, per voi finisce male”.
Passiamo ai giorni nostri e al comunicato del board del Cesena Fc dello scorso 31 maggio. “La prima convocazione ufficiale di Tommaso Berti nella Nazionale Italiana maggiore ci riempie di un orgoglio e di un’emozione difficili da descrivere. Tommaso non è soltanto un calciatore della nostra rosa: è un figlio di questa città, un ragazzo che porta i nostri colori addosso fin da bambino e che con il suo impegno quotidiano ha conquistato, passo dopo passo, ogni traguardo che si è trovato davanti. Siamo certi che questa convocazione sia soltanto l’inizio di un lungo e bellissimo percorso con la maglia Azzurra. Forza Tommi”.
Per la serie “Parla come mangi”, ci sono due possibili riassunti del pensiero del board. 1) “Berti in Nazionale ci dice che bisogna insistere sui nostri ragazzi, gli ultimi titolari venuti dal vivaio sono quelli nati nel 2004, poi ci siamo fermati”. 2) “Facciamo questo bel post sui social così la gente è contenta, adesso torniamo a vedere cosa dice l’algoritmo sui campionati australiano e canadese”.
La parentesi azzurra di Berti promette una reazione a catena di benefici. Tommaso vede salire il suo valore, la società incasserà bene e magari ritroverà i binari di un percorso che ha perso in mesi pieni di confusione. Il primo augurio che si può fare ad Andrea Mancini è quello di fare subito il direttore sportivo, facendo ordine nel disordine, mettendo da parte alcune idee che gravitano da qualche mese, come quella di imbottire il Cesena di giocatori stranieri per aumentare la visibilità del brand all’estero. Sarebbe l’ultima conferma del fatto che la proprietà ha capito poco del posto in cui lavora.
In città diverse funziona e ne vale la pena. A Como e a Venezia ci sono progetti vincenti nel segno dell’esterofilia in campo. Sono progetti che hanno ingolosito proprietà straniere atterrate in città di turismo, gioielli da cartolina dove c’è pure una società di calcio. A Cesena non c’è il lago di Como, al massimo c’è il lago di Quarto e dire “quel ramo del lago di Quarto” è poetico il giusto. Quanto a Venezia, qui al massimo è il nome di un bagno al mare con gli ombrelloni verdi a Cesenatico. Il brand del Cesena Fc è una storia di calcio e di appartenenza, il resto è contorno.
Quello che ci stanno dicendo le due meste amichevoli degli azzurri è che il calcio italiano forse si è davvero accorto di avere toccato il fondo e per ripartire ha scelto i suoi giovani. È quello che il Cesena fa da sempre: pensa che strano se iniziasse ad andare contromano proprio ora.
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