Poteva essere la vittoria in cui il Cesena scopriva le carte e dichiarava al campionato: “Salve, la rivelazione sono io”. Invece è finita con un giusto pareggio: la voglia di vincere è rimbalzata contro un avversario più forte e profondo che si è meritato il 2-2. La Cremonese è una show-room con un giro dei cambi da altissima B, mentre Diamanti per ora quando cambia fa una specie di lancio dei dadi e non sa mai in anticipo cosa possa succedere.
Resta tanto di buono in questo inizio di stagione, per esempio l’imbattibilità di una squadra che ha una sua logica di percorso, dal portiere che para fino al centravanti che segna. Il Cesena vive all’ombra di uno Shpendi che al momento sembra il cugino forte di Erling Haaland: tenendo questa media (5 reti ogni 4 partite) chiuderà il campionato a 47 gol. A costo di rovinare la sorpresa da qui a maggio, meglio dirsi subito la cruda verità: Cristian non farà 47 gol, quindi serve qualcun altro che segni.
Se il Cesena vuole essere una rivelazione, bisogna che qualche singolo inizi a fare la rivelazione: ecco perché è così importante il peso di un allenatore che stuzzica per spirito e impatto emotivo. Diamanti sta guidando una squadra dall’organico limitato e sotto sotto vuole sbattere in faccia a tutti noi questa impressione, dimostrandoci che è sbagliata e quindi “organico limitato” lo andiamo a dire a nostra sorella.
Resta il fatto che qualcuno dovrà fare qualcosa di speciale, qualcosa che non ha mai fatto prima in carriera. Ecco, da fuori sembra che chi allena il Cesena stia spingendo proprio su questo, sul togliere la sicura a ragazzi che devono diventare protagonisti in una squadra con pochi gol nei piedi. Di conseguenza, lo slogan sta diventando: “Hai fatto pochi gol in carriera? Dov’è il problema, comincia a farli qui”.
Qualche esempio sparso. Aldo Dolcetti arrivò reduce da 3 gol in due stagioni a Lucca e Messina e prima ancora il suo curriculum era di 4 gol in 118 presenze a Pisa. Risultato: campionatone da 8 gol a Cesena nell’anno dello spareggio per la A perso col Padova nel 1994.
Maurizio Ciaramitaro con Fabrizio Castori diventò un incursore da gol con due stagioni in crescendo dal 2004 al 2006: buona la prima (5 gol tra campionato e coppa), super la seconda da 8 gol (7+1) nella squadra di violinisti eliminata ai play-off dal Torino.
L’anno dopo ci fu la fiammatona da 15 gol di Ndiaye Papa Waigo, che frantumò il suo record di 7 reti in una stagione a Verona, quindi qualche anno dopo fu tolto il tappo allo Champagne di Gregoire Defrel, con un’annata da 9 gol in A dopo due stagioni da 7 gol totali in B.
Da qualche parte e da qualcuno si dovrà pur cominciare: si chiami Pagano o Druiventak, Fiori o D’Andrea. La brutta notizia è che dovrà provarci in un campionato tostissimo. La bella notizia è che c’è un allenatore che è il primo tifoso dei suoi giocatori e crede talmente tanto in loro da spiazzare tutti, ma proprio tutti: i giocatori, chi li giudica, gli avversari, tutti. Di questo passo, va a finire che Diamanti prova a spiazzare tutto un campionato, ma gli serve qualcuno che impazzisca e si metta a fare gol. Vediamo un po’ chi comincia.
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