Si dice che il pre-campionato non conti ed è vero, ma una cosa è inoppugnabile: la pre-season serve. A creare la chimica, ad arrivare al semaforo verde nelle migliori condizioni fisiche, a dar vita al Dna tecnico e mentale di un gruppo e, possibilmente, ad acquisire fiducia in vista dei momenti nei quali vincere conterà davvero.
Dal torneo che si è disputato venerdì e sabato scorsi a Cividale, l’Unieuro un’importante iniezione di quella fiducia che le serviva per iniziare col piede giusto e con convinzione il suo rinnovato ciclo e il suo nuovo percorso tecnico, l’ha ricevuta eccome. Una vittoria su Mestre in un match punto a punto e un’altra, molto ampia, su Pesaro nella finalissima del “Memorial Bortoluzzi”, sono state significative per quanto possono incidere sulla consapevolezza dei giocatori e sullo spirito con cui Forlì si appresta a vivere la stagione. Una carica di convinzione frutto di due match davvero ben interpretati da una squadra che al contrario dell’anno scorso ha dimostrato di crescere (e non calare) alla distanza e che nei momenti chiave ha fatto scelte oculate ed efficaci. Forlì ha dimostrato di sapere condividere la palla, tenerla sempre in movimento, coinvolgere a ruota un po’ tutti ricevendo qualcosa da chiunque ha giocato.
E se Gaspardo è apparso motivato e continuo più che mai e Santios-Silva ha sfoggiato due match di debutto da lustrarsi gli occhi, buone cose coach Nanni le ha avute anche da Carey la prima sera, da Pinza e Josovic la seconda, da Ceccato, Pascolo e Mian in vari momenti di entrambi i match.
«È pre-season, ma è sempre bello chiudere un torneo con una vittoria e soprattutto vedere dalla squadra miglioramenti tra la prima e la seconda serata - afferma coach Francesco Nanni -. Avevo chiesto ai ragazzi di andare anche in riserva di energia anche se non è mai facile giocare due gare in fila e sono molto contento dell’approccio e dell’apporto di tutti. Questa deve essere la nostra forza».
Applausi da parte del tecnico a tanti dei suoi ragazzi. «Buonissima la finale di Josovic così come di tutti quelli entrati dalla panchina, Carey e Berdini sono stati clamorosi nel creare vantaggi per i compagni, stiamo arrivando man mano vicino a quella che dev’essere la nostra identità e i ragazzi stanno dimostrando grande capacità di apprendimento e adattamento agli aggiustamenti che abbiamo portato tra una gara e l’altra. Non solo i veterani, ma anche i giovani».