C’è chi si prepara a partire in pullman e chi è già partito, ieri mattina, in aereo. In casa Unieuro la settimana vive all’insegna di due diversi stati d’animo: quello giustamente su di giri di Tommaso Pinza e compagni in vista del test in casa di Avellino, e quello sicuramente malinconico di Donald Carey Jr che ieri ha lasciato Forlì per tornare negli States, curare il ginocchio e, poi, riprendere auspicabilmente presto la sua carriera agonistica.
La Pallacanestro 2.015, infatti, ha transato il contratto del play-guardia e lo ha fatto senza eccessivi sacrifici economici come ammettono da viale Corridoni. Per il direttore sportivo Alessandro Bonotti la soddisfazione si accompagna, comunque, a un filo di amarezza. Carey non ha mai giocato una partita ufficiale con la maglia biancorossa. «È stata una decisione sofferta ma necessaria – commenta - Donald si è fatto apprezzare sia a livello umano che a livello professionale sin dal primo giorno ed era benvoluto da tutti nell’ambiente. Ci tengo a ringraziarlo per quanto fatto in un mese e mezzo e a ringraziare anche il suo agente per la correttezza mostrata in fase di trattativa, cosa per nulla scontata».
Giudizio confermato anche da Tommasi Pinza, cui proprio i problemi di Carey hanno spalancato le porte del quintetto base. «Don è sempre stato super con tutti noi, sia quando ci siamo allenati e abbiamo giocato assieme, sia a Cividale quando, pur dovendo restare in panchina, era sempre in piedi a sostenerci, a darci consigli e a gioire con la squadra – spiega il 2006 forlivese - È una gran persona e, per me, anche un gran giocatore. Come Toni, d’altronde».
Il riferimento va diretto a Perkovic che lo ha sostituito. Pinza lo conosceva già. «Sì, anche se siamo stati in squadra per poco tempo visto che, poi, io passai a Imola – ricorda - Dal mio punto di vista, anche se diverso da Carey, è il “fit” perfetto per la nostra squadra e lo ha dimostrato subito con Cento. Quando si accende è immarcabile e a Forlì fece innamorare tantissime persone: credo possa essere fondamentale per riportare molte di queste al palazzetto». Non solo lui, però. Per come gioca la nuova Forlì è un traguardo raggiungibile e i cui meriti andrebbero condivisi. Già l’esordio interno, comunque, ha mostrato ben altro clima dall’anno scorso. «Sì, anche se nei derby per lo meno, il palazzetto era caloroso anche la scorsa stagione. Il calore del pubblico di sabato, però, è stato fortissimo e ci ha anche aiutato quando Cento era tornata a un punto da noi». Aiutati che il pubblico ti aiuta, verrebbe però da aggiungere. La squadra, e i giovani in primis, in quel momento ci han messo tantissimo del loro. «Vero. La fiducia che ci dà il coach la sento addosso e così anche i miei compagni. Noi cerchiamo di ripagarla dandogli quel che ci chiede. Da me, conoscendomi da tempo, pretende intensità e coraggio: non avere paura in attacco e dare fastidio in difesa».
Nelle prime due gare Pinza è riuscito ad assolvere entrambi i compiti. In questo gruppo più affine anche per età, sembra trovarsi meglio. «Io sono molto tranquillo, sto vivendo molto bene questa esperienza senza pensare a ciò che ci si aspetta da me. Vero che con ragazzi coetanei e che ho affrontato decine di volte nelle giovanili c’è più affinità, anche fuori dal campo, ma in questa squadra è facile trovarsi bene con tutti».