C’è una spia rossa che si accende sul cruscotto dell’Unieuro quasi ogni domenica. È la spia della riserva, delle batterie che col passare dei minuti si scaricano sino ad esaurirsi completamente com’è accaduto nel fatale ultimo periodo del match casalingo con la Ferraroni Cremona. Il problema è che questa luce, sta lampeggiando più forte che mai ed è, ormai, una luce di allarme rosso in casa forlivese.
Inutile girarci troppo attorno, il ko rimediato per mano della JuVi è il più pesante del campionato della Pallacanestro 2.015. Lo è in sé (perché una diretta rivale sale a +2 col 2-0 a proprio favore) e in prospettiva futura dato che, calendario alla mano, di tutti gli scontri salvezza che i romagnoli dovranno affrontare, solo uno lo giocheranno al Pala Galassi: quello con Roseto. Tutti gli altri saranno fuori casa: a Ruvo di Puglia, a Pistoia, a Milano il 24 gennaio e, nonostante il divario attuale in classifica, anche quello di sabato a Mestre lo annoveriamo nel computo. E proprio la sfida con la squadra allenata da Mattia Ferrari è probabilmente il bivio vero dell’annata.
Sì, perché ieri mattina risulta essersi svolta una riunione urgente dei soci della Fondazione Pallacanestro 2.015 che ha analizzato la situazione, anche attraverso un confronto diretto con coach Antimo Martino e con il general manager Renato Pasquali. Cosa ne è scaturito? Pur in assenza di comunicazioni ufficiali in tal senso (come ormai d’abitudine), la fiducia al tecnico è stata confermata, ma non sarebbe più a prova di risultati, anche perché, come dicevano i latini, “tempus fugit” e senza un’inversione di tendenza dopo nove sconfitte nelle ultime dieci partite, la perdurante mancanza di risultati graverebbe come un macigno sul suo futuro.
Tradotto: o l’Unieuro sbanca il palasport di Mestre e rialza la testa sopra il pelo dell’acqua, o la corsa di Martino finirebbe anzitempo? Alternative nel ruolo? Non Giorgio Valli come era stato ventilato, poco probabile, ma non impossibile, Matteo Mecacci, domenica presente al Pala Galassi e poi nebbia fitta a meno di un incarico affidato al vice Andrea Fabrizi.
Sta di fatto che Martino può essere il protagonista in prima persona dell’inversione a U della squadra, o, almeno, della conquista di una sudatissima salvezza ai play-out, ma tornando al nostro concetto di partenza è difficile ipotizzare che restando inalterata la squadra, possa cambiare di molto la sua marcia.
Le età dalle carte d’identità non si cancellano, le energie giocoforza scemano durante le partite e l’assenza di Demonte Harper (che continua a fare lavoro differenziato) acuisce il problema. C’è un dato che parla in modo incontrovertibile: l’Unieuro ha perso 14 partite e in tutte queste è sempre andata sotto nel parziale del secondo tempo a parte il 44-44 con Pesaro. Lo scarto medio dopo l’intervallo nelle sconfitte è di -9. Tanto, troppo.
Chi ha qualche anno sulle spalle, ricorda la vecchia (in tutti i sensi) Udine del 1994-1995. Ci giocavano Ezio Riva (35 anni) e i tre ex forlivesi Lauro Bon (34), Leonardo Sonaglia (36) e Marco Bonamico (38). Finì male, penultima davanti alla sola Pavia. Per evitare di ricalcarne le orme, a prescindere dal futuro del suo coach, l’Unieuro deve inserire forze più fresche in rosa.
Il mercato, però, adesso non offre niente di appetibile: bisognerà attendere l’evolversi della situazione Trapani con le ricadute della possibile ricollocazione in A dei suoi elementi? Forse, ma il rischio di restare a mani vuote è alto. Bisogna provare a inventarsi qualcosa e Forlì sembra lo stia facendo con il sondaggio sul futuro sassarese di Alessandro Zanelli, 32enne play ex Scafati, Treviso e Brindisi, che sta giocando appena 12.7 minuti a gara in Sardegna.