Se il Pala Galassi fosse la sede di un’attività imprenditoriale, da domenica sera avrebbe un’insegna affissa sulle pareti d’ingresso con scritto “I maghi della caviglia”. Sì, perché dopo avere fatto correre e saltare come una cavalletta Marcus Santos-Silva durante il match tra Unieuro e Livorno dopo una dolorosa distorsione alla caviglia patita dal centro appena 4 sere prima a Vigevano, la “magia” si è ripetuta domenica con Raphael Gaspardo. Il capitano biancorosso era uscito sempre dal match perso a Vigevano con la caviglia sinistra gonfia come una zampogna ed era stato costretto a dare forfait contro la capolista Libertas, ma contro Ruvo di Puglia, pur non essendosi mai allenato in settimana, c’era eccome e ha fornito una prestazione di grandissimo spessore: 17 punti, 3 assist e 6/9 al tiro quasi come se niente fosse.
Merito della volontà, sua e di Santos-Silva in precedenza, ma sicuramente anche del lavoro di sanitari e fisioterapisti. «Potremmo dire che scavigliarsi porta bene - sorride con ironia Gaspardo - ma al di là delle battute lo staff e i ragazzi del Fisiology hanno fatto un gran lavoro con le terapie visto com’ero messo ancora il martedì prima del match. Adesso mi sto allenando e anche se ancora avverto un po’ di fastidio, direi che la situazione è decisamente migliorata».
L’ala-pivot è soddisfatta della sua performance e del successo della squadra. E della prestazione, forse con qualche alto e basso di troppo: «Sì, vero, ma quella di domenica era una partita che sapevi di dover vincere, tanto più considerando che ai pugliesi mancava Jazz Johnson. Alla fine sono proprio questi i match più delicati e fastidiosi. Probabilmente abbiamo giocato un po’ troppo col fuoco e se fossimo stati più precisi l’avremmo chiusa prima, ma quando è stato il momento di stringere, l’abbiamo fatto e siamo andati bene».
Ne sono scaturiti 86 punti, per un attacco che sembra dipanarsi con una sicurezza ed incisività quasi naturali: «Per lo stile di gioco che volevamo proporre, con tanti possessi, non mi stupisce che la squadra segni sempre tanto. E poi una nostra forza è anche quella di non avere terminali predefiniti e facilmente leggibili dalle avversarie. Ciò che mi ha sorpreso in positivo è la capacità dei nostri giovani di essere pronti e così performanti, quasi da subito».
E da buon capitano, Gaspardo va nel dettaglio di ognuno dei “giovani d’oro” dell’Unieuro: «Conoscevo il talento di Ceccato ma davvero non immaginavo ne avesse così tanto. E poi mi colpisce il modo in cui lavora duro in palestra. Josovic si allena e gioca con una fame incredibile, Zanetti forse è meno appariscente, ma sta in campo con una presenza straordinaria, Pinza per gli avversari sa essere un difensore da incubo e Berdini, che deve ancora compiere 23 anni, difende come un demonio e in attacco, dove per lui un assist vale come un canestro, ha una capacità di gestione e una mentalità fortissime».
Adesso, però, c’è l’esame Brindisi, città in cui “Gas” ha vissuto anni meravigliosi, Il campo è duro da espugnare. «Lo so bene e proprio per questo sarà vietato dare fiducia subito a Brindisi e al suo pubblico - ammette - Noi stiamo meglio della squadra pugliese in questo momento, ma ricordiamoci sempre chi abbiamo davanti: un Brindisi costruito per salire in A che giocherà alla morte. L’approccio iniziale sarà determinante».
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