L’impresa non è riuscita, la classifica non è cambiata, anzi con una giornata in meno da disputare è peggiorata, ma lo sguardo, il tono di voce e le parole stesse usate dal tecnico Antimo Martino, al termine del match perso in casa con Brindisi, riflettono uno stato d’animo ben diverso rispetto a quello di tanti altri ko in questa travagliatissima stagione.
La prestazione fornita in campo dai biancorossi, privi di due cardini come Gaspardo e Harper, è stata quella che il tecnico auspicava e che, tante altre volte, non si è vista: carattere, spregiudicatezza, intensità, volontà che non hanno condotto al lieto fine ma che possono, anzi devono, rappresentare una strada obbligata da percorrere sino al termine del campionato.
Questa “via maestra” porterà anche risultati? Non è detto, andrà giocoforza supportata da un ritorno a ranghi completi quanto prima possibile (14 volte su 27 gare Forlì ha giocato senza uno o più elementi del suo quintetto base), ma costituisce la conditio sine qua non per cercare di raggiungere la salvezza. O direttamente o attraverso la possibile finestra dei play-out.
«Dispiace per il risultato, ma mi auguro davvero che questa prestazione rappresenti la via maestra: l’atteggiamento deve essere quello visto con Brindisi e se riusciremo a esserci di nuovo tutti e tutti avremo questo approccio, sono convinto che prima o poi la ruota girerà anche dalla nostra parte. Non so da qui alla fine quante vittorie saranno necessarie e quante saremo in grado di farne, perché il calendario che ci attende non è facile, ma l’atteggiamento è quello che cercherò di veicolare da qui alla fine».
Martino si sforza di prendere la palla di una “sconfitta diversa” al balzo, per restare positivo e infondere positività nel gruppo. È, quello, d’altronde, che un allenatore in questi momenti deve fare. «Non dobbiamo abbatterci, perché altrimenti facciamo male a noi stessi. Non si è mai contenti dopo una sconfitta, ma credo che in quest’ultima partita, così come a Pistoia, abbiamo dato il massino e a vincere ci siamo andati davvero vicini. Stiamo provando a farlo anche per il pubblico che, pur essendo inferiore numericamente a quello cui eravamo abituati, ha cercato di darci una mano, Mi auguro che continuerà a farlo con l’obiettivo di difendere una categoria»,
È l’unica cosa che conta e ormai lo dice anche il timoniere dell’Unieuro. Il passato, le sopravvalutazioni o sottovalutazioni, ormai non si cancellano. Ci sono state sono innegabili e Forlì le sta pagando, ma adesso ciò che serve è potere ripartire ad agosto ancora in A2. «Posso solo dire che ci proveremo sino alla fine e lo faremo pur con tutte le nostre difficoltà, i nostri limiti e i nostri errori. Siamo comunque gli stessi che hanno vinto due regular season, hanno vinto una Coppa Italia, hanno giocato una finale e due semifinali play-off: lavoriamo allo stesso modo, gli errori sono stati evidenti, altrimenti non saremmo in questa classifica, ma dobbiamo solo pensare a vincere più gare possibili».
Per evitare le forche caudine dei play-out? «Sarebbe bello, perché poi entriamo in un mondo nel quale troveremmo tre piazze mentalizzate sin dall’inizio a questa possibile situazione, tre palazzetti molto caldi, e non sarebbe facile. Adesso, però, il mio primo auspicio è recuperare i giocatori, poi assicuro che non molleremo».