Sei vittorie esterne su dieci partite in programma, due impiù sia dello scorso campionato, sia della stagione 2024-2025, la prima con girone unico a venti squadre. Se l’equilibrio si vede dal mattino, anche quest’annata è destinata a ricalcare le orme di quelle precedenti. Forse acuendo ancor di più l’incertezza che accompagnerà la vigilia di ogni sfida.
Sì perché al di là dei colpi corsari, non sono mancate le vittorie che i pronostici iniziali non consideravano plausibili: quella larghissima di Mestre a Torino ma soprattutto quella perentoria di Forlì a Cividale. Assai più prevedibili, invece, quella di Brindisi a Cremona, della pur rabberciata Pesaro a Cento, di Sassari a Milano (ancorché solo allo sprint) e quella di una Dole Rimini che ha dovuto, però, cambiare marcia nella ripresa per fare valere la propria superiorità sulla neopromossa Montecatini.
Insomma “Romagna Felix” dopo la prima verifica del campo, ma una Romagna ancora “cantiere” seppur per ragioni differenti tra Forlì e Rbr.
Forlì, ora c’è Perkovic
L’Unieuro, che al Pala Gesteco ha mostrato di essere ben più avanti del previsto nell’assimilazione delle idee del nuovo timoniere Francesco Nanni, si è trovata costretta dai problemi al ginocchio di Don Carey Jr a intervenire d’urgenza sul mercato. Ieri, a visite mediche superate, è arrivato l’annuncio ufficiale del ritorno in biancorosso di Perkovic dopo la brillante esperienza del 2024-2025, quando produsse 15.4 punti di media in 30 gare di regular season, col 36% da tre, 3,1 rimbalzi e 2.8 assist. Sarà in campo già sabato con Cento e se da un lato Nanni può ritenersi soddisfato per l’aiuto-lampo datogli dal club, dall’altro dovrà in parte adattare il croato al suo gioco, in parte provare a sfruttare le caratteristiche del suo nuovo innesto. Perkovic non è Carey, ma se da un lato col cambio Forlì perde in fisicità nel ruolo e playmaking, dall’altro acquisisce un tiratore migliore (che non è, però, “mangiapalloni”) e un elemento rapido e dinamico che ben può adattarsi al gioco della nuova Unieuro.
«Nonostante il rammarico di aver dovuto subito modificare il nostro assetto, siamo davvero soddisfatti del ritorno di Toni, che si è fatto volere molto bene dai tifosi e dai compagni in passato dando dimostrazione di tutto il proprio valore - afferma il coach -. Sono sicuro che porterà alla nostra squadra punti e tanta energia e questo ci rende ottimisti in vista del futuro».
Con Cento, dunque, i biancorossi ruoteranno a dieci e questo è importante in un match che conta e non poco nell’economia del campionato che si prospetta per loro.
Dole, prove d’intesa
Detto del successo ottenuto soprattutto grazie a un secondo tempo di matrice, difensiva e offensiva, ben diversa dal primo e fatti i doverosi complimenti al diciottenne Matteo Lenci per l’esordio in A2 tutta sostanza di domenica, in vista della gara casalinga con Avellino che l’anno scorso fu decisamente indigesta, a che punto è la costruzione del nuovo corso tecnico riminese? Ancora indietro rispetto a un percorso ideale, ma inevitabilmente indietro e con passi avanti da non sottovalutare mossi rispetto alla deludente finale di Supercoppa con Cividale. Nel secondo tempo del Pala Terme ecco che la Dole ha avuto quanto voleva dalla sua coppia statunitense e quanto questa, può darle. Il fatturato di Cody Demps dopo l’intervallo è stato di 11 punti e 2 rimbalzi con 3/3 dai 6.75, mentre quello di Deshawn Stephens pari a 10 punti e 3 rimbalzi (con 5/6 da due), con però i 4 canestri consecutivi a inizio ripresa che hanno cambiato l’inerzia tecnica e mentale della sfida. Fatturato al quale non solo si è aggiunto quello di Pierpaolo Marini, ma che è decisamente frutto della semina di Marini stesso. Sono state le sue penetrazioni a muovere la difesa, i suoi scarichi a innescare Stephens come va ricercato. Insomma, a fare la differenza, ancora una volta.
Perché Rimini non può prescindere da lui? Forse, ma ora il punto è un altro. L’ex Forlì e Demps sono diversissimi da Camara e Ogden (o Alipiev, ma non fa differenza). Sono giocatori di movimento e non di posizione, spalle o fronte a canestro che sia, sono giocatori da servire in situazioni dinamiche. E questo inevitabilmente cambia il gioco di Rbr.