“Salviamoci la pelle che, bella o brutta, è quella lì: rendiamola unica. Salviamoci la pelle, che è quello che conta”. Sembra scritto apposta per l’Unieuro e per il suo difficile e complesso momento, in campo e in società, il testo della canzone scritta nel lontano 1991 da Ligabue. Erano altri anni anche per il basket forlivese, che all’epoca faceva bella mostra di sé in A1, ma il concetto calza a pennello per quello che oggi sta vivendo la prima squadra cittadina di pallacanestro.
Bella o brutta che sia, non importa, la “pellaccia” va salvata, è l’unica cosa che conta prima di pensare a un futuro che inevitabilmente dovrà fondarsi su basi diverse rispetto a quelle erose dal tempo, stanchezza e sfiducia, sulle quali si regge a stento un club che ha visto interrompersi la sua costante parabola ascendente e che ha subìto la situazione.
Certo, un saggio motto dice che Roma non è stata costruita in un giorno e quindi certi passaggi come quello che sembra indirizzato a una futura presidenza legata al nome di Riccardo Pinza, vanno definiti per tempo e con chiarezza. Ora l’obiettivo primario e imprescindibile è quello di salvare, sul campo, la presenza di Forlì in serie A2, forse condicio sine qua non della sopravvivenza stessa del basket in città.
Domenica l’Unieuro non giocherà (avrebbe dovuto sfidare Bergamo) poi si ripresenterà in campo mercoledì con l’incognita legata alla presenza di Gaspardo (più no che sì al momento) per sfidare una big come Brindisi. Il guaio è che, da adesso in poi saranno otto le grandi che i biancorossi dovranno affrontare nelle ultime dieci giornate e sinora è arrivata solo la vittoria di Brindisi all’andata. Poi, stop. Per invertire il corso degli eventi dovrà cambiare tantissimo in primis sotto l’aspetto caratteriale, senza sangue agli occhi, Forlì non si salva. Poi, rispetto alle dirette concorrenti, quanti punti serviranno? Tanti.