Chiusa una porta, si apre un portone? Alt, la stagione 2025-2026 della Pallacanestro 2.015 Forlì si è chiusa domenica con un derby dimenticabilissimo contro la Fortitudo, ma da qui a pensare che da un anno di difficoltà tecniche e ambientali si possa passare per magia e direttamente a una stagione di rilancio in grande stile, ce ne passa eccome. Il celebre motto poco si addice allo scenario ancora tutto da dipingere e pieno zeppo di incognite interne ed esterne (su tutte un campionato che, complice anche il NIL della Ncaa, avrà sempre meno giocatori cui attingere a costi forse finanche superiori a quelli già altissimi di oggi) che capeggiano sul cielo di Forlì.
Realisticamente il prossimo sarà sì un anno post rivoluzione, ma non un anno di rilancio immediato degli obiettivi di classifica. Sarà una nuova “prima pietra” da porre in un terreno tutto da assestare, sulla quale provare a costruire un nuovo percorso, nella continuità di una società fortunatamente solida e seria, ma senza voli pindarici.
Rivoluzione però sarà perché si sono chiusi tre lunghi, se non lunghissimi, cicli umani e professionali, sui quali ognuno potrà emettere giudizi con più di una sfaccettatura, ma a favore dei quali giocano senza alcuna ombra di dubbio i meriti di avere dato quella stabilità che al basket forlivese era mancata dal giorno in cui Angelo Rovati propose la fusione con Rimini. E quindi per tutti i venti anni precedenti la nascita della Pallacanestro 2.015.
È finito, nella commozione, il ciclo di Giancarlo Nicosanti come presidente del club biancorosso. Fu il primo, con Giuseppe Silvestrini, ad accogliere la sfida lanciata da Giuseppe Rossi e Gigi Garelli nel maggio 2015. Già “uomo forte” nei primi due anni, diventa ufficialmente il presidente nel 2017, rafforza il legame con Unieuro, le basi della Fondazione, fa trasparire tutta la sua passione e assicura una crescita costante e sempre attenta al rispetto degli impegni economici. L’ultimo anno è stato travagliato ma domenica sorrideva sereno. Lascia la carica, non il suo impegno come socio.
Si è chiuso anche il ciclo di nove anni da giemme di Renato Pasquali. Spesso contestato, domenica compresa, anche per scelte effettivamente non sue, è stato comunque un punto fermo per la società in un mare sempre burrascoso come quello di Forlì, nel quale navigare è difficile per tutti.
E poi si chiude dopo 1.400 giorni il ciclo di Antimo Martino, il più longevo per continuità nella storia del basket forlivese, l’unico coach a cui la curva abbia mai dedicato cori “ad personam”. È mancata la promozione, ma è stato anche uno dei più vincenti in assoluto: 106 successi, una finalissima e una Coppa Italia.
C’è un altro ciclo in bilico. Quello di Unieuro, 11 anni sponsor e record di Jolly Colombani pareggiato. Resterà? In che termini? Molto dipende da questo oltre che dai programmi fissati dal presidente Riccardo Pinza, dalla scelta del nuovo tecnico (Francesco Nanni è riluttante, si fa largo l’idea Mattia Ferrari), da quella del giemme (Renato Nicolai?) e dalle idee di Alessandro Bonotti, il diesse arrivato dal College Borgomanero, già sempre presente e operativissimo a Forlì.
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