Stavolta la Dole può mettere le basi per la fuga verso il sogno Serie A

Così come l’anno scorso, tra fine gennaio e la prima metà di febbraio, la Rinascita entrò in crisi e di fatto perse la promozione diretta a discapito di Udine, ora può essere il momento giusto per ipotizzare il prolungamento di un filotto – siamo a 7 vittorie consecutive – che potrebbe valere il sogno Serie A. Sì, perché la Dole è in forma splendida al di là di tutte le problematiche di infortuni, e anche perché il ritorno di Gerald Robinson è ormai imminente (dovrebbe, teoricamente, riapparire o a Rieti il 21 nel turno infrasettimanale o nel match successivo in casa con Livorno).

Se si guarda il calendario, è evidente che ci sono tutti gli ingredienti per una potenziale fuga: Cento e Cremona in casa, Sebastiani fuori, Livorno in casa e Ruvo di Puglia on the road, prima della sfida contro Avellino al Flaminio. Non solo, sia Brindisi che Verona, le teoriche due favorite della vigilia – assieme alla Rinascita – dovranno giocare nel catino biancorosso. Ma ripetiamo, l’avversario, in questo momento, è veramente relativo considerando che Rimini riesce a vincere in tutti i modi. Quando tira bene, quando le percentuali calano, quando domina a rimbalzo, quando per fisicità fa fatica. Se l’anno scorso Udine e Cantù parevano effettivamente più attrezzate, oggi non si può affermare che ci sia una squadra – Brindisi, Pesaro e Verona incluse – contro la quale la Dole parta sfavorita. Il tutto è figlio di un mercato che, negli anni, ha portato in Riviera tutti i migliori italiani della A2, tanto che oggi il trio delle meraviglie di Dell’Agnello gli altri se lo sognano. Che poi, a ben vedere, non sono solo Denegri, Marini e Tomassini a trainare Rimini, ma c’è – forte – lo zampino dei lunghi, in particolar modo di un Simioni sempre più elemento chiave, sia tatticamente che tecnicamente, dello splendido campionato che sta disputando la Rinascita. Dicevamo dei tre tenori: Piepaolo Marini, che di recente è stato irrefrenabile in casa e un po’ “desaparecido” in trasferta, ha vinto il titolo di miglior italiano nel 2024/2025 e viaggia a 14.5 punti col 50% da due, 4.5 rimbalzi e 3.3 assist. Quando gli partono i “cinque minuti”, è semplicemente devastante: non c’è americano che tenga, rappresenta il grimaldello per scassinare qualsiasi difesa. Denegri è fuori categoria: mente superiore, da playmaker rende di più che da guardia (almeno per quel che si è visto sino a qui), gioca meravigliosamente il pick&roll (13.6 punti col 54% da due, il 35% da tre, 3.1 rimbalzi e 4.3 assist). Tomassini – miglior italiano nel 2022/2023 – è infine l’uomo buono per i momenti decisivi, il lusso che dalla panchina entra e mette una qualità altissima al servizio della squadra, soprattutto per personalità e capacità di costruirsi un tiro da solo (10.3 punti col 44% da tre e 2.6 assist). Chiusura con Simioni: prima era solo uno che si apriva e tirava, con “Sandrokan” è cresciuto esponenzialmente diventando punto di riferimento difensivo e arma dalla doppia dimensione in attacco (9.8 punti e 4.6 rimbalzi col 62% da due e il 50% da tre). Insomma, la profondità del roster biancorosso fa sì che si possa affrontare l’emergenza totale senza colpo ferire. Anzi, tentando la fuga.

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