L’occasione è immensa, di quelle che non bisogna farsi scappare. La Rinascita può legittimamente ambire alla serie A, che a Rimini manca dal 99-2000, perché onestamente non ha molto di meno della sua contender, questa Verona che ha trovato la quadra con coach Ramagli ed è riuscita a rifilare un secco 3-0 alla ormai stremata Fortitudo di Caja e Anumba. L’attimo fuggente è figlio di considerazioni che nascono sia dal momento, sia dai precedenti stagionali, sia dal confronto tra i due roster, sicuramente costruiti per stare ai vertici e puntare al salto di categoria.
Libera di sognare la A: la Dole ha davanti una grande occasione
Attualità
La Tezenis sta cercando di recuperare il centro titolare Federico Poser, che lo scorso venerdì è stato operato per la riduzione della lussazione acuta dell’articolazione falangea prossimale del mignolo della mano destra. Dovrebbe comunque esserci per garauno (in programma domenica alle 20.45), magari con un tutore specifico. E’ chiaro che in una serie che si preannuncia molto tirata, i particolari faranno la differenza: Dell’Agnello sa bene che, forse, il suo quintetto ha qualcosa in meno dello starting five della Scaligera, viste anche le condizioni straripanti di Zampini (15.7 punti e 4 assist di media nella post-season) e Loro, ma ha un notevole vantaggio per quanto riguarda la panchina. La Dole implementa le sue partite con pezzi grossi del calibro di Tomassini, Porter (in crescita esponenziale) e Simioni, che giocherebbero in quintetto in qualsiasi altra squadra di A2, forse escludendo la sola Verona (e Scafati). Col caldo di giugno, il non forzare minutaggi eccessivi dei titolari (sempre ammesso che esistano) potrebbe rivelarsi decisivo tanto quanto il limitare la principale arma dell’avversario. Il tiro da tre. Attenzione: trattasi di specialità di entrambe le case, piene zeppe di realizzatori micidiali (Denegri, Marini, Tomassini, Simioni, McGee, Loro, Zampini, Ambrosin). La pressione sulla palla e sul perimetro si presume sarà asfissiante, e allora nella terra di mezzo potrebbero risultare molto importanti le scelte dei lunghi, visto che Verona tende ad appoggiarsi al post basso, stranoto al Flaminio, di Justin Johnson, capace di punire dai 4-5 metri. Lì la Dole dovrà riuscire a trovare una contromisura, così come Verona avrà il suo bel da fare per limitare i pick&roll dei play biancorossi con l’ormai lanciatissimo Sankare (10.8 punti e 5.8 rimbalzi di media nei playoff) e il beneaugurante Camara della serie con Cividale. Comunque sono due squadre che tendono a passarsi molto bene la palla e a creare conclusioni ad alta percentuale, con giocatori anche in grado di gestire i possessi caldi nei finali punto a punto. Due su tutti: Piepaolo Marini (12.7 punti e 3.6 assist) e Tyrus McGee (14.7 punti col 42% da tre e 2.6 assist), che già l’anno scorso fece molto male alla Rinascita.
I precedenti
Tralasciando il successo di Verona dello scorso ottobre (96-84), perché ormai paleozoico, ci si ricorda bene della finale di Coppa Italia dominata da una Dole che aveva ancora Ogden (77-58) e del raid scaligero nel ritorno del 25 marzo (74-86), con Poser mattatore totale del match (25 punti e 7 rimbalzi), ben coadiuvato dal talento di Andrea Loro, classico 3 verticale ma capace di far malissimo anche da fuori.
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