L’ipoteca è di quelle grosse. Non solo perché la Dole ora ha non uno, ma - facendo tutti gli scongiuri del caso - ben due match point. E’ di quelle grosse anche e soprattutto per come è arrivato il 2-1 nella serie dei quarti di finale playoff. Disinnescando, anzi asfaltando, il piano di coach Spiro Leka di rinforzare il reparto lunghi con la coppia Miniotas-Smith e il sacrificio del grande ex Jazz Jonhson. Il 41-25 finale alla voce rimbalzi è più che emblematico, ma la differenza non è stata solo sotto le plance. Rimini l’ha vinta con l’energia, con la bava alla bocca, chiudendo ogni minimo pertugio e gettandosi su ogni palla vagante.
Andando al sodo, con l’ottimo 26/38 da due e giocando di squadra anche in attacco, come certificano i sei giocatori in doppia cifra e i punti a referto da tutti e dieci gli atleti impiegati da Dell’Agnello. Lo stesso Leka lo ha evidenziato a caldo nella sala stampa del Flaminio, parlando della Dole come «della squadra più pericolosa e difficile da affrontare del campionato con i suoi sette giocatori in grado di fare montagne di canestri e con medie fra i quasi 9 e i quasi 15 punti a partita ciascuno».
E’ questo uno dei segreti dei biancorossi, un carniere di bocche da fuoco tale per cui c’è sempre qualcuno potenzialmente in grado di bilanciare la giornata no di qualche big. Prima delle schermaglie tattiche e delle soluzioni a tavolino (il coach pesarese si rigiocherà Johnson al posto di Smith o andrà avanti con gli “armadi”?) viene però l’atteggiamento, l’approccio, e lo ribadisce anche Pierpaolo Marini tornando sulla grande prova di giovedì con l’occhio ben proiettato sulla sfida di questa sera. Sulla garaquattro in calendario alle 20.30.