La Dole punta forte sul fattore Flaminio

La bolgia del Flaminio darà quella spinta in più per indirizzare la serie e garantirsi un match point casalingo? Tutti, in casa Rinascita, sperano di sì, per questa garatre spartiacque (ore 20.30) tra Dole e Vuelle, partita chiave di un quarto di finale già al cardiopalma che si preannuncia infuocata e piena di temi interessantissimi, come lo sono state le prime due della saga. L’1-1 maturato nei due appuntamenti marchigiani, tutto sommato, è un affare per la Rinascita, che aveva come obiettivo quello di ribaltare il fattore campo. Sfruttando in pieno il trasloco a Jesi di una Vuelle impaurita e piccola piccola, la Dole ha di fatto dominato garauno a suon di canestri da vicino e da lontano, dopo l’asfissia del primo quarto, problematiche che si sono riproposte in garadue (Rimini tende a partire ad handicap, e questo andrà contrastato), dove però la rimonta biancorossa non è coincisa con il ribaltone come nella prima puntata. Il perché è figlio dei momenti e delle scelte: se, sabato, Jazz Johnson (poi “tribunato” per far posto ai muscoli di Andrew Smith) e compagni, una volta risucchiati, si affidarono solo a conclusioni forzate e per questo sbagliate, da lontano, lunedì si è visto più coraggio e capacità di andarsi a prendere tiri liberi fondamentali.

Rimini, di base, tiene botta eccome: la qualità del reparto piccoli pareggia quello della Vuelle, con sprazzi devastanti di Marini ma un Denegri forse spesso preso dalla “palleggite” e un Tomassini tanto clamoroso in garauno (26 con 6/11 da tre) quanto “desaparecido” in garadue (un solo punto, zero tiri tentati, ma perché?). Porter, ormai, non è più un caso ma una cosa chiara: è il cambio di Marini, che gli piaccia o no, ed è uno che tendenzialmente fa una cosa buona (sia un canestro, un assist, un recupero) subito pareggiata da una “castroneria” (palla persa, tiro forzato, varie ed eventuali).

Poi c’è Sankare. Il gioiellino della Dole (come l’ha definito Spyro Leka e che sembra nel mirino della Virtus Bologna), dopo apparizioni fugaci e comunque mai continue in regular season, è letteralmente decollato in questi play-off (ma già aveva fatto benissimo nel play-in con Livorno) e, al momento, è il “minority report” della serie. Non arginabile dai lunghi pesaresi, il classe 2007 viaggia a 19.5 punti e 11.5 rimbalzi di media, ma soprattutto sprizza onnipotenza atletica da ogni muscolo.

Pesaro sa bene, però, che alla fine le partite le vincono i piccoli (vedi Tomassini in garauno): l’idea, quindi, resterà quella di concedersi magari a qualche schiacciatona di Assane, cercando di sporcare le percentuali da tre dei tiratori di Dell’Agnello. Il quale, a sua volta, dovrà registrare un po’ la difesa sul perimetro perché va bene che Bucarelli e Tambone sanno creare per loro e per i compagni, ma non si può pretendere di vincere se l’avversario tira col 45-50% dall’arco. Ultimo, ma non per ultimo, il fattore Flaminio: considerando le recenti sconfitte di Pesaro fuori casa in partite decisive (Rieti e Livorno), è un vantaggio da sfruttare eccome.

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