Houston, abbiamo un problema. E non sono i meccanismi difensivi, come potrebbe essere comprensibile in una squadra rinnovata per cinque interpreti su dieci. No, dietro si tiene e anche bene. Addirittura, in un fortino come il Paladozza si è costretta la Fortitudo a 4 punti in un quarto. Il secondo, quello della grande illusione. Se non è un record poco ci manca a questi livelli. Dopo avermi incassati rispettivamente 210 nei primi tre turni, 70 di media.
Il problema è inaspettatamente nell’altra metà del parquet, vista la batteria di frombolieri d’alto rango a disposizione di Sandro Dell’Agnello. Denegri, Marini, Tomassini sono potenziali top scorer di ogni partita e Udom e lo Stephens dei primi 15 minuti di Bologna non sono da meno. Per fare male c’è tutto, tiro da tre, penetrazioni, pick’n’roll, buoni passatori (nella sconfitta di domenica si sono contati 23 assist e appena otto palloni “regalati” alla Effe), eppure dopo la scorpacciata di Montecatini si è scesi dagli 84 punti dell’esordio in Toscana ai 72 della grande beffa con Avellino e addirittura ai 66 di Bologna. Dove anche sotto le plance si è pagato ancora una volta dazio: 41-33 il conto dei rimbalzi, dopo il 43-29 a favore degli irpini che ne avevano messi insieme ben 13 offensivi.
Ne è consapevole Dell’Agnello, che già domenica sera a caldo ha battuto molto su questo tasto. «E’ stata una partita molto fisica, dove noi abbiamo lottato e combattuto credo al massimo delle nostre forze proprio dal punto di vista fisico. Basti pensare che loro sono entrati in campo con Anumba come più piccolo di uno starting five quindi tutto sopra i due metri. Ma non ci siamo tirati indietro e abbiamo fatto una partita molto degna dal punto di vista difensivo, mentre siamo un po’ mancati dal punto in attacco».
Per poi proseguire. «Il paradosso è che abbiamo fatto 23 assist, che non sono pochi, e perso pochissime palle, appena otto, contro una difesa così fisica e arcigna come quella della Fortitudo. Purtroppo abbiamo concretizzato davvero poco, perché abbiamo tirato con il 23% da tre mentre loro lo hanno fatto con il 40%. Non voglio ridurre il divario a questo dato statistico, ma è quello che ha fatto la differenza visto il numero degli assist e le poche palle perse stanno a sottolineare che non ci sono state grosse forzature dall’arco. La palla purtroppo non è andata dentro: bastava un semplice 32-33% per tenere il punteggio più in equilibrio e far decidere tutto nel testa a testa finale. Questo nulla toglie ai meriti di Bologna, noi da parte nostra, a parte il canestro il nostro dovere lo abbiamo fatto».
Resta la sensazione che il fallo tecnico di Denegri e il conseguente nervosismo seguente abbiano cambiato l’inerzia della gara. «Deg è fra i nostri migliori giocatori dal punto di vista offensivo, ma è stato bravo anche in difesa, doverlo togliere per il terzo fallo forse ci ha un po’ condizionato, però è vero anche poi si è alzato il livello fisico della contesa e loro hanno fatto un paio di canestri difficili che avevamo contestato bene, mentre a noi quei tiri non entravano mai a Bologna».
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