E alla fine arrivò il derby. Poetico e arrembante, l’incrocio tra Vuelle e Rinascita suscita speranze allargate e ricordi ancora nitidi, per una serie che, anche se in gara1 perderà parte del suo fascino a causa delle restrizioni per i tifosi riminesi, si preannuncia di una bellezza stordente, almeno a livello di pathos. Inutile girarci intorno: le similitudini col 2007 ci sono eccome, ma si sono scambiati decisamente i ruoli. Anche allora, seppure a livello di semifinale, si scontravano una squadra – i Crabs di Giampiero Ticchi – che aveva accarezzato il sogno promozione diretta sfumato proprio all’ultima giornata (come il Pesaro di oggi), e un’altra – la Scavolini di Myers e Morri – che aveva un po’ deluso in regular season ma, sulla carta, era una delle favorite per il salto in A1 (in molti pensavano così della Dole), che conquistò poi contro Pavia in finale, dopo un derby stravinto 3-0.
Difficile parlare di favorite, questo è il più classico dei 50 e 50 e dipenderà molto dalle prime due partite: se Rbr ne porterà via una, allora sarà durissima per quelli di Leka violare un Flaminio che già si preannuncia bolgia dantesca. Anche i precedenti stagionali dicono poco: il primo, ormai passato remoto (era il 26 ottobre 2025), spiegò al campionato che la capolista poteva pure perdere. Pesaro fu asfaltata dalla Rinascita (86-65), che era ancora trainata da Gerald Robinson e aveva un Mark Ogden da quasi doppia-doppia. Insomma, quella squadra, oggi, non esiste più. Il ritorno, nell’astronave adriatica, premiò Tambone e soci in volata (85-78), con l’espulsione di Marini nel momento migliore di Rimini quale variabile determinante e una Pesaro da 11/22 da tre.
Il fondamentale “tiro dalla distanza”, a sensazione, sarà decisivo non solo perché, per dirla con Dell’Agnello, «tutti oggi giocano così», ma anche perché si affrontano due batterie di realizzatori mica da ridere, con duelli rusticani da gustare soprattutto sul perimetro. Si va dalla differente interpretazione della regia che hanno Bucarelli – uno dei migliori uomini assist del campionato, 5.7 di media – e Denegri (più di letture il primo, più di energia e spinta il secondo), alla capacità di determinare nei momenti clou insita sia in Matteo Tambone (miglior scorer della Vuelle con 15.2 punti ad allacciata di scarpe) che in Piepaolo Marini, deputato a segnare quando conta. A proposito, pare che Dell’Agnello abbia deciso di riaffidargli lo scettro “all inclusive” dell’attacco biancorosso, relegando Zahir Porter al ruolo di cambio del “3”. Stona per un Usa? Non se funziona, e che si pestassero i piedi – tutti e due bisognosi di scorrazzare di avere la palla in mano – era piuttosto evidente. Poi c’è il duello Miniotas-Camara: il lungo lituano (14.2 punti e 8.5 rimbalzi) dovrebbe rientrare dopo circa un mese di stop causa guai muscolari, e questo potrebbe avere il suo peso, soprattutto se Camara confermerà i progressi visti di recente alla voce solidità. Poi ci sarebbe anche la questione Jazz Johnson: eroe del Flaminio nella prima stagione in A2 della Rinascita, si ritrova a dover contrastare la leadership di Tomassini, due panchinari di lusso che potrebbero, eccome, spostare i sottili equilibri di una serie tutta da vivere.