Chiamarlo “l’uomo delle finali” è forse un po’ esagerato, ma la realtà è che Justin Johnson affronta da domenica la sua seconda finale consecutiva per salire in Serie A. Laddove c’è già stato nella sua esperienza italiana e che ha solo sfiorato a Rimini. Chi ha Johnson va in finale? Serve anche altro, certo, ma il trentenne nativo del Kentucky performa nel modo migliore le squadre dove gioca. Non è un caso che tuttora i tifosi della Dole lo vorrebbero dalla propria parte, sia per il valore del giocatore, sia per l’affetto che gli hanno dimostrato nei due anni biancorossi, sia perché non sono mai mancate le polemiche sul “sacrificio” di Johnson per il fragile Ogden, a sua volta sostituito dall’altalenante Alipiev.
Justin Johnson: “Quanti ricordi a Rimini, bello giocare contro la Dole”
Allora Justin, manca poco a garauno dove Verona ci arriva con qualche giorno in più di riposo. L’anno scorso Rimini arrivò alla finale dopo un campionato al vertice, quest’anno la Tezenis ci arriva dopo una stagione di rincorsa. Cambia qualcosa a livello psicologico?
«Non ci sono grosse differenze, il valore di una finale non cambia, né il percorso che è stato fatto per raggiungerla. Le squadre che sono arrivate fino a questo punto si sono meritate di poter competere per la promozione».
Già a Rimini, Johnson aveva vissuto un cambio di panchina con Dell’Agnello subentrato a Ferrari. L’arrivo a Verona del tecnico Ramagli al posto di Cavina è stata la svolta della stagione?
«In quel momento il cambio della guida tecnica ci ha dato una spinta per poter superare un momento difficile soprattutto a livello di risultati e ci ha permesso di arrivare al punto dove siamo adesso. Un ottimo allenatore, mi trovo molto bene con lui».
Visto che Rimini e il Flaminio sono ancora nel suo cuore, avrebbe preferito trovare un’altra squadra in finale?
«No, anzi, sono felice di poter giocare contro Rbr e di tornare in un palazzetto al quale mi legano ottimi ricordi. In ogni caso una finale è una finale e sono concentrato esclusivamente sulla mia squadra».
Restiamo in casa Dole, quale è il punto di forza di Rimini?
«Il grande talento degli esterni è senza dubbio il loro marchio di fabbrica, giocatori come Marini, Tomassini e Denegri hanno dimostrato di saper fare la differenza in qualsiasi momento in questo campionato».
E chi potrebbe trovarsi maggiormente a marcarla?
«Non credo che ci sarà un solo giocatore sulle mie piste, Rimini la conosciamo bene, usa diverse difese ed è una squadra preparata a livello tecnico-tattico. Avrò diversi avversari da affrontare, sia in attacco che in difesa”.
Sappiamo che la piazza di Verona è parecchio calda per questa finale: su quale aspetto tattico puntate principalmente per regalare la promozione al popolo gialloblù?
«La chiave è una e molto semplice: dovremo giocare la nostra pallacanestro per tutti i quaranta minuti di ogni partita, essere noi stessi in ogni aspetto del gioco senza snaturarlo, giocando con intensità e durezza, caratteristiche principali nella post season, fondamentali quando in palio c’è un obiettivo così importante».
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