E’ presto per giudicare la Dole di Ravenna ma si vedono già più solidità e meno corsa

Due indizi possono fare una prova? Sì, ma non nel pre-campionato. E la Supercoppa, meglio ricordarlo, fa parte della fase di preparazione estiva. La mini delusione per la finale persa con Cividale, proprio come l’anno scorso, non può offuscare l’ottimismo nato con il rafforzamento di una squadra, la Dole, che per come è strutturata ci metterà un po’ a entrare in forma.

E’ chiaro che quando c’è in palio un trofeo, alla fine tutti vogliono vincere, ma sparare sentenze il 20 settembre non ha senso, anche perché i primi bilanci si fanno almeno dopo dieci-dodici partite.

Premesso ciò, la kermesse ravennate ha lasciato qualche considerazione utile in vista dei primi impegni di campionato, con l’esordio di Montecatini ormai in vista (domenica alle 18). Ricolleghiamoci alla Supercoppa: questa Rinascita, probabilmente, è meno da corsa di quella dell’anno scorso ma più fisica e probabilmente solida, in attesa che la difesa (il marchio di fabbrica di ogni squadra vincente) inizi a carburare, visto che sia con Pesaro che con la Gesteco si è fatta una fatica inenarrabile a contenere il penetra e scarica avversario. L’inserimento di giocatori come Stephens, Demps e Bartoli ha alzato i centimetri e il tonnellaggio del gruppo, ma è chiaro che più sei grosso, più serve tempo per andare a velocità di crociera.

Quello che è certo è che l’asse portante del team sono sempre i tre tenori italiani, ma lo si era già capito con la scelta di due Usa che non mangiano palloni, che sono complementari alle caratteristiche degli altri e non necessitano di troppi possessi. Denegri e Marini, già in buona condizione, faranno probabilmente ancora il bello e il cattivo tempo della Dole: il primo, se liberato dalla regia e dalla ‘palleggite’ ricorrente dall’utile Bartoli (che in finale è stato sotto impiegato), si è confermato un cecchino di primissimo livello, mentre Marini è sempre lui, silente a tratti e poi devastante nel suo incedere verso il canestro.

A proposito: il 37% dal campo ha condannato Rimini al ko in finale, ma rispondete a questa domanda: quante altre volte Tomassini tirerà con l’1/10 da tre? A sensazione, molto poche. Quindi, si dipende, come tutti, nel basket moderno, dal tiro da tre, che in linea di massima non è la caratteristica principale di Cody Demps, l’ultimo arrivato e il primo sul banco degli imputati almeno a leggere i commenti dei tifosi sui social. Parliamo di un giocatore esperto, fisicamente tostissimo, che legge il gioco ma non è giudicabile visto che è in Italia si e no da dieci giorni. Il profilo, per completare una front-line di elementi che hanno bisogno di tanti tiri, è congeniale, ma se si pensa di essere di fronte a un ‘go-to-guy’, beh, ci si sbaglia di grosso. Non lo è lui e non lo è Stephens, che visto come tira i liberi, i finali punto a punto probabilmente guarderà dalla panca lasciando posto a Simioni. L’ex Forlì va servito un po’ di più, la Dole lo ha fatto meglio con Pesaro che con Cividale che per la sua atipicità ha costretto il numero 23 a uscire spesso dalla sua comfort-zone. Squadra vecchia? L’età media è in linea con Verona dell’anno scorso o Cantù dell’anno prima. Ma si soffrirà con chi mette tanta intensità come i Pillastrini boys? Può darsi, ma diamo il tempo di assorbire i carichi della preparazione e poi ne riparliamo.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui