Per 37 minuti era rimasto invischiato (insieme a qualche suo compagno) nella tela difensiva di Torino. Quasi imprigionato. Ma uno non è capitano per caso e Giovanni Tomassini al momento della verità ha azionato il “Tom tom” con rotta sulla settima vittoria di fila, ha preso in mano il volante e infilato in serie la bomba del 61-62 nel primo svantaggio dopo una quindicina di minuti, il sottomano del 64-62 e la tripla sulla sirena che ha permesso alla Dole di calare il settebello. Otto punti di fila e tutti a casa felici, autografando l’ennesima gara in doppia cifra nella sua stagione straordinaria da 10,3 punti di media con un rimbalzo e mezzo e quasi tre assist a partita.
Dole, Tomassini: «Non guardiamo tanto in là ma siamo abituati a stare in alto»
Tomassini, non è il primo e non sarà l’ultimo canestro decisivo, ma cosa si prova a infilare la bomba della vittoria sulla sirena?
«E’ una liberazione, ancor più dopo una partita così complicata e aver fatto quasi schifo per 37 minuti. Quel canestro ha reso tutto non solo bello ma davvero liberatorio, visto che non si trovava il bandolo della matassa. E’ figo!»
Settima vittoria di fila, dopo quello spettacolare con Pistoia in una partita sporca: quanto è importante il successo in Piemonte?
«In generale tutte le vittorie lo sono, ma questa un po’ di più. Venivamo da un momento di bella pallacanestro, ma sapevamo che Torino mette in campo una delle difese più toste del campionato per la pressione che mette ed eravamo preparati a lottare: ci voleva proprio una vittoria in quei finali punto a punto in cui in questa stagione non eravamo sempre stati efficaci»
Primo posto a tre e final four di Coppa Italia, dove può arrivare questa Dole. Ne parlate nello spogliatoio?
«Anche lo scorso anno siamo stati primi in classifica per quasi tutto il campionato e siamo abituati a essere in alto. Sappiamo bene di non dover guardare troppo in là, l’obiettivo è dover stare lì, fra le top. A parte Pesaro, con le altre big abbiamo perso e sarà importante anche la differenza canestri. Un passo alla volta».
Le prime impressioni sul debutto di Alpiev?
«E’ sicuramente un giocatore intelligente, che conosce la pallacanestro. Non è un mangiapalloni e dovremo essere bravi noi a inserirlo nei nostri giochi. A Torino ha dimostrato subito di non essere un ragazzo che forza, di capire il gioco e dare spaziature, poi è vero che arriva da un contesto diverso e dovrà abituarsi agli alti livelli, ma di certo può darci perimetralità, punti e qualche rimbalzo»
Ora il calendario propone due partite consecutive al Flaminio, che potrebbe ospitare anche la Coppa.
«Già essere qualificati è una grandissima cosa, giocarsela in casa potrebbe dare pressioni in più ma sarebbe anche una bella ciliegina sulla torta. Ancora c’è tempo però, dobbiamo pensare a continuare a far bene in campionato e a non fare passi falsi: ogni sconfitta in casa vale doppio, ma le due cadute di inizio anno le abbiamo ammortizzate col rendimento in trasferta, dove siamo i migliori con Brindisi. Non vogliamo più sbagliare davanti ai nostri tifosi».
Glielo ripetono oramai tutti tutte le settimane e non c’è da stupirsi più, ma si aspettava anche a livello personale una stagione così?
«Sì. Ho 37 anni non 50, qualcosina la so fare, anche se non posso più pretendere di giocare 30 minuti sempre e tutti i palloni. Sono molto contento, ma ogni tanto mi estraneo dal gioco e c’è ancora qualcosa da migliorare anche alla mia età. L’importante è continuare a stare bene fisicamente e ad allenarsi con continuità».