C’è ancora tempo per sognare in grande. La sconfitta di Pesaro pesa (anche se è stata salvata la differenza canestri), ma non è determinante sul destino di una Rinascita che, alla fine del mese di marzo, probabilmente saprà se potrà lottare fino al termine della regular-season per il primo posto che spedisce diretti in A1 o se, come l’anno scorso, dovrà ripiegare sui lunghi, imprevedibili e meravigliosi play-off. Quattro punti di distacco dalla vetta, a nove giornate dalla fine, non sono incolmabili: è ovvio che bisogna vincere tutti o quasi gli scontri diretti, perché la classifica è iper concentrata. Mettiamo in fila gli appuntamenti di gala della Dole: domenica 8 al Flaminio arriva l’altra capolista, la Valtur Brindisi di Piero Bucchi, per uno scontro importantissimo, che peraltro avrà il suo replay venerdì 13 marzo nella semifinale delle Final Four di Coppa Italia, di scena sempre a Rimini. Un “back-to-back” indicativo anche a livello tecnico, perché i pugliesi, che hanno appena sbancato Forlì, sono squadra profonda ed esperta, proprio come la Rinascita.
Archiviata – si spera con la conquista del primo trofeo della storia di Rbr – la Coppa Italia, ci si rituffa immediatamente nella madre di tutte le trasferte: al Pala Dozza con la Fortitudo (domenica 22), attualmente seconda a quota 36, due in più di Tomassini e compagni. Avendo “stravinto” in casa, prendersi i due punti nella tana di Fantinelli e Caja avrebbe un valore enorme, come dovrà essere la prestazione se si vuole puntare a uscire indenni da Piazza Azzarita. Tutto molto entusiasmante, però, compreso l’infrasettimanale di mercoledì 25, quando al Flaminio arriverà una delle favorite della vigilia, ma oggi un po’ attardata, la Tezenis Verona di Justin Johnson (32 punti).
Dopo questo trittico, dicevamo, potremo avere le idee più chiare sulle reali aspettative di un gruppo che andrà avanti così, con Alipiev e Ogden come stranieri e, quasi sicuramente, senza un nuovo Usa in posizione di numero “3”. Perché ci sono già tanti esterni con punti nelle mani e leadership offensiva, e perché ormai la chimica è stata trovata e non è il caso, secondo società e coach, di andare a “frullare” ancora novità in una rosa che è stata falcidiata dagli infortuni già dal precampionato. A Pesaro si è capito, fra l’altro, che anche Saccoccia può dare molto in termini di dinamismo e intensità e che Ogden, assente dal parquet da quasi due mesi a causa di una frattura al piede sinistro, è già in buona condizione e sarà un fattore, non solo offensivo, ma anche a rimbalzo e in difesa. Rimini ha bisogno di ritrovare peso sotto canestro: Camara continua ad essere ondivago, alternando super partite a prestazioni abbastanza sconcertanti (come quella della Vitifrigo Arena), mentre Simioni è più continuo ma fisicamente non ha l’impatto del centro italo-senegalese. I campionati, comunque, si vincono con le guardie: andare alla festa con Denegri, Marini e Tomassini dovrebbe essere garanzia di divertimento.