Una storica Coppa Italia, primo trofeo in bacheca per la pallacanestro riminese, un’altra finale persa ma a testa altissima. Questo il bilancio della stagione della Dole, frutto delle prestazioni di una squadra che non si è mai tirata indietro. Vediamole nel dettaglio.
Dole, il pagellone: Marini trascinatore, Denegri si riscopre braccio e mente, Sankare esplosivo
MARINI 7.5
Insieme a Tomassini è ufficialmente l’uomo franchigia della Rinascita. Forse non è dominante come il primo anno, ma quando la palla scotta, soprattutto nei terzi quarti che sono quelli dove si decidono le partite, la palla va a Pier che la mette in cassaforte spesso e volentieri con strisce irresistibili (nei play-in con Livorno, con Pesaro e Cividale nei play-off), in Coppa Italia. Il suo primo passo è letale (14 punti di media con 3.1 assist), e se si il difensore si stacca, sa punire eccome da fuori. Elettrico.
DENEGRI 7.5
Testa da categoria superiore, inizia da guardia ma molto presto, a causa dei problemi e delle assenze di Robinson, trasloca in regia dove dimostra di saperci fare eccome (4.5 assist). Legge benissimo il pick&roll ed è interprete di un fondamentale per molti ormai perso: l’arresto e tiro in area (13.1 punti). Difensivamente efficace sulla palla, arriva decisamente spompato in finale play-off, dove troppo spesso congela il palleggio su un lato. Cervello.
PORTER 6.5
Tutto e il suo contrario. Arrivato sul finire di stagione, si conferma attaccante formidabile, con un ventaglio di soluzioni mica da ridere, tra sospensione in fade-away, tripla in transizione, attacco del ferro (12.3 punti). Il problema è che spesso gioca da solo e che, in difesa, si perde spesso e volentieri l’uomo, oltre a pensare passaggi improponibili con conseguenti palle perse sanguinose. Croce e delizia.
OGDEN 7
Inizio problematico, ma in poco tempo si dimostra fondamentale nei meccanismi della Dole, per quella multidimensionalità che ne certifica la pericolosità dall’arco (42%) e la solidità vicino al ferro (6.3 rimbalzi). Chissà cosa sarebbe stato, senza quell’infortunio maledetto che l’ha tolto dal parquet davvero troppo presto. Rimpianto.
ROBINSON 5
Diciamo la verità: rimasto a Rimini solamente per il contratto che lo legava, non aveva convinto appieno nemmeno l’anno prima, dove però nei playoff era stato decisivo. Stavolta non lo è quasi mai: lento, involuto, svogliato, si dimostra un corpo estraneo peraltro falcidiato dalle problematiche fisiche. La messa fuori rosa è una logica conseguenza. Delusione.
CAMARA 7
Margini di miglioramento teoricamente enormi, il suo problema è la continuità, perché fisicamente potrebbe dominare molto di più di come fa (5 rimbalzi sono pochini). La mano è dolce, i movimenti spalle a canestro educati, ma la cattiveria a volte è questa sconosciuta. Nelle ultime due con Verona si trasfigura ultimo baluardo, ma ormai è tardi. Bello a metà.
ALIPIEV 6.5
Il paragone con Ogden è un po’ immeritato, perché è evidente che siamo su due piani diversi. Però ha il merito di inserirsi nel gruppo benissimo, di farsi benvolere e di accettare qualsiasi missione, come ad esempio quelle difensive sugli spauracchi dei playoff. Mano educatissima da fuori (10 punti col 34% da tre), nei playoff alterna scene mute a partite solidissime, che però non gli varranno la riconferma. Applicato.
TOMASSINI 7
Confermato a furor di popolo, a 38 anni i minuti diminuiscono ma il peso specifico della sua pallacanestro resta. Nell’immaginario collettivo, è il killer che entra e mette i chiodi sulle bare avversarie, quello che quando sei punto a punto, si prenderà sicuramente il tiro finale (9.6 punti col 40% da tre). Lo fa in Coppa Italia (bomba finale decisiva nella semifinale con Brindisi), e soprattutto a Pesaro in garacinque, dove la sua tripla con “tutti a nanna” incorporato lo erge ancora di più a idolo assoluto. Professore.
SIMIONI 7
Cresciuto e non poco, anche lui pecca un po’ di continuità e fiducia ma soprattutto in regular season determina svariate sfide con quella pulizia da fuori (44% da tre) che lo contraddistingue come lungo difficilissimo da marcare. Tatticamente, poi, è il lungo che più garantisce solidità e senso della difesa, seppure a volte creda poco nei suoi mezzi. Atipico.
SACCOCCIA 6
Classico uomo di rottura dalla panca, in alcuni match si prende anche il lusso di offendere, soprattutto quando gli infortuni dimezzano il roster di Dell’Agnello. Gli mancano qualche centimetro e un po’ di fisicità, ma a questi livelli ci può pure stare. Speranza.
LEARDINI 7
Non è più solo lo specialista difensivo, ma anche una soluzione offensiva efficace, soprattutto perché bravo a prendersi la ‘spazzatura’ lasciata dagli avversari, intenti a chiudere sui suoi compagni. Lotta, sbuffa, attacca: può crescere ancora, ma sicuramente è un giocatore utilissimo. Jolly.
POLLONE 5.5
Comincia la stagione in quintetto, ma non riesce di fato ad incidere, con qualche bombetta sugli scarichi e un paio di difese buone che non possono valere il prezzo del biglietto. Finisce ai margini, poi viene scongelato nei playoff dove qualcosa di buono combina anche. Timido.
SANKARE 7
Partito come speranza del futuro, in corso d’opera diventa elemento importante, e tra play-in e playoff con Pesaro letteralmente esplode, dominando fisicamente e soprattutto a rimbalzo, con quel senso della posizione innato e un’elevazione formidabile a supportarlo. Devastante in campo aperto e sui pick&roll centrali, a 19 anni ci sta di addormentarsi ogni tanto ma qui siamo di fronte a un diamante grezzo che Rimini farà fatica a trattenere, soprattutto se metterà su un po’ di tiro (9.4 punti e 7.8 rimbalzi in post-season). Esplosivo.
DELL’AGNELLO 7.5
Ha il merito di tenere sempre la barra dritta, anche quando le intemperie sono talmente forti che chiunque sbanderebbe. Il suo basket è sacrificio e difesa, riesce a farlo a corrente alternata perché perde troppi interpreti per strada ma riesce quasi sempre a ottenere il massimo dai suoi, caratteristica dei grandi condottieri. Qualche sconfitta punto a punto - forse troppe - ne limitano le possibilità, ma considerando tutto, la stagione è super positiva. Chissà se riuscirà a finire il lavoro...