Dole, frenata con Hrovat ma le alternative ci sono

Tutti pazzi per la Dole, anzi “innamoratissimi” per restare fedeli al claim della campagna abbonamenti. Ieri è stato infatti abbattuto il muro delle 500 tessere rinnovate in prelazione e il popolo biancorosso marcia spedito verso la quota 1.947 scelta da Rbr come tetto massimo in ossequio all’80° anniversario di quel Basket Rimini che ha emesso i suoi primi vagiti verso la metà del secolo scorso. Sono per la precisione 527 i tifosi che hanno già confermato il loro patto d’amore con capitan Tomassini e compagni, pronti a vestirsi di rosso con la speciale t-shirt “6° uomo” e a far scattare quell’effetto Flaminio determinante nella corsa alla Serie A1.

Il rebus ultimo tassello

Un paradiso del basket tricolore che il club vorrebbe conquistare dalla porta principale e senza più finali play-off. Per riuscirci, il nuovo dg Renato Nicolai e i vertici Rbr sono partiti dalla base, dallo zoccolo duro italiano per consegnare a coach Sandro Dell’Agnello quel roster di grande fisicità e versatilità richiesto per un ulteriore salto di qualità. Confermato il trio delle meraviglie Tomassini-Denegri-Marini e tenuti stretti i mister utilità Leardini e Simioni, si è quindi potenziata la pattuglia tricolore con un play esperto come Bartoli e un’ala grande come Udom capace di giocare sotto e tirare da fuori, si sono aggiunti due grandi prospetti come Matteo Lenci e il figliol prodigo Stefano De Gregori e ci si è dedicati quindi alla coppia straniera dall’identikit predefinito: un “pivottone” di quelli che catturano rimbalzi e sanno mettere a frutto le mani dolci dei piccoli e un’ala piccola che sappia trattare il pallone e soprattutto imbucarlo con continuità. Gente che fa la differenza insomma. Per il numero 5 si è optato alla fine per la garanzia Deshawn Stephens, “centrone” 37enne dalla comprovata esperienza di alto livello e dall’ottima conoscenza della Serie A2 appena conservata con un finale grandi numeri all’Unieuro Forlì. Per il numero 3 le cose si sono fatte via via un po’ più complicate. Non per indecisione, ma per “posizionamento”, perché i due top player individuati (prima il classe 1995 Cameron Reynolds e poi il classe 1994 Gregor Hrovat) hanno tentennato a lungo in attesa di un’opportunità in una massima serie che il primo ha poi ottenuto lontano dall’Italia. Lo stesso sta accadendo con il nazionale sloveno, che nel fine settimana era pronto a mettere la firma sul ricco biennale offerto dalla Dole. E poi? Poi, come succede spesso gli agenti ci mettono lo zampino e le cose si complicano: in questo caso ancor di più, visto che in corsa, al momento della verità, c’è stato un cambio di procuratore da parte del giocatore e questo ha rimesso le cose in stand by. Il nuovo agente lo “spinge” infatti ad aspettare ancora una chance in A. Si vedrà.

Una poltrona per due

Rbr ha comunque già calde altre alternative, due su tutte: il primo è l’americano Justin Taylor James, classe 1997 di 201 centimetri selezionato nel 2018 dai Sacramento Kings al secondo giro del draft Nba come 40esima scelta assoluta, passato in Lba nel 2021-2022 e poi di scena in Islanda, Taiwan e all’Hapoel Galil Elyon nella Premier League Israeliana. Il secondo è un altro serbo coetaneo di Hrovat, il classe 1994 alto 197 centimetri Nemanja Nenadic nell’ultimo anno autore di 17.3 punti di media (con oltre 4 rimbalzi e oltre 5 assist) con il Gazianteb nella Tbl turca dopo aver giocato in Francia, Spagna e Polonia.

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