Tutto in una notte, dentro o fuori: alla Dole serve l’impresa a Pesaro

Se l’aver portato via una partita da Cividale, come fatto in precedenza con Pesaro, rappresenta il lasciapassare per un altro turno di play-off felice, lo si scoprirà da stasera. La Rinascita arriva a garatre comunque da favorita (ore 20.45, arbitri Radaelli, Gagliardi e Rudellat), sia per la questione ambientale, visto che si preannuncia un Flaminio sold-out e ribollente come contro la Vuelle, sia perché, Redivo a parte, la sensazione è che, alla lunga, la maggiore profondità e qualità della squadra di Dell’Agnello finiranno per prevalere. Sempre che Tomassini e compagni abbiano recuperato un po’ di energie dopo le 8 partite in 20 giorni che si sono sentite, eccome, a metà di garadue. «Spero di sì, sabato a mezzanotte eravamo a casa, da qui a domani (oggi, ndr) saremo a posto, anche se abbiamo fatto un bel tour de force - osserva il tecnico biancorosso - Tre giorni, però, sono sufficienti, ma non è solo una questione fisica, quel che serve è l’energia mentale per giocare un match di play-off».

L’1-1 in terra friulana è un ottimo risultato. E’ vero che la Gesteco, anche in trasferta, ha dimostrato in stagione regolare di essere una squadra pericolosa (10-8 il record), ma tornare a casa col fattore campo girato vale molto anche a livello psicologico. «Il fatto di aver giocato e fatto l’impresa in garacinque a Pesaro, in quel contesto con 9.000 persone e dopo due giorni aver vinto ancora un match da dentro o fuori in trasferta ci dà una carica enorme - conferma “Sandrokan” - Per questo siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto».

E sul ko di garadue dice: «I friulani hanno difeso sicuramente meglio e ci hanno sporcato le percentuali al tiro, ma quando Redivo ha fatto quella scarica nel terzo periodo, siamo andati proprio giù a livello di energia. Lì si è deciso il match perché poi abbiamo anche costruito benino, ma senza più segnare».

La squadra di Pillastrini, pur essendo arrivata sopra alla Dole in regular-season, è data per sfavorita e considerata la vera underdog dei play-off di A2. «Io non sono così d’accordo, Cividale è una squadra fortissima, è arrivata quinta sia quest’anno che l’anno scorso, è ai vertici da 3 anni. Ma noi siamo lì, è dal match di play-in con Livorno che stiamo giocando bene e siamo sul pezzo. L’assenza di Freeman sposta? Ancora non sappiamo se ci sarà o meno, dobbiamo essere molto esigenti con noi stessi, riducendo gli errori al minimo. Per farlo, serve prima di tutto la testa».

Poi ci sono le questioni tattiche. Ogni gara un adeguamento, un aggiustamento. Cambiamenti minimi, a volte impercettibili da fuori, ma che sono fisiologici in una serie: «Assolutamente, ogni partita è diversa. La difesa su Redivo è un tema, anche se lui ha segnato tutti i canestri dal palleggio. Poi c’è la questione rimbalzi Cividale ha molto atletismo, dovremo essere più bravi e pareggiare questa statistica, che fa molta differenza».

Ne rimarrà soltanto una. E sarà per forza la migliore di una serie bellissima, con attacchi nettamente superiori alle difese, con giocate spettacolari, percentuali al tiro irreali (vedi il 67% da tre di Pesaro in garaquattro), capovolgimenti di fronte, duelli individuali senza risparmio alcuno di colpi. Alla Vitrifrigo Arena è tempo di garacinque (ore 20.45), la partita senza domani che deciderà chi, tra Rimini e Pesaro, avrà il diritto di sfidare - e verrebbe da dire, da favorita - la Gesteco Cividale di Stefano Pillastrini in semifinale. Dopo quattro match piuttosto diversi fra loro, le due squadre si conoscono quasi a memoria, anche se la scelta di coach Leka sui due stranieri da schierare potrebbe cambiare il piano tattico, visto il possibile avvicendamento tra Smith e l’opaco Miniotas, apparso fuori condizione, con la conferma del super Jazz Johnson di sabato sera: «Onestamente non lo so, penso ai miei che è meglio - dice in merito Sandro Dell’Agnello - Smith e Miniotas hanno caratteristiche diverse, ma sappiamo cosa dobbiamo fare, i ragazzi sono pronti per giocarsi questo spareggio, con la consapevolezza di poter vincere ancora una volta in trasferta».

La Dole espugnò infatti il PalaTriccoli di Jesi in garauno, con le armi che sino a qui sono risultate indigeste alla Vuelle: predominio dei rimbalzi, ritmo infernale in attacco. In realtà, però, anche Pesaro si è mostrata offensivamente validissima, con un gioco dentro-fuori di difficile lettura e percentuali pazzesche da tre punti. «Partiamo da un presupposto base, i marchigiani senza la vicenda Bergamo sarebbero arrivati primi e avrebbero conquistato la serie A, ciò significa che si tratta della miglior squadra del campionato. Quindi ce la stiamo giocando alla pari con i più forti, anzi anche meglio, visto che in quattro partite abbiamo preso più rimbalzi, segnato di più e fatto più assist. Tutto questo ci da un’enorme fiducia di poterci prendere garacinque».

Dopo i fuochi d’artificio del Flaminio, è difficile capire cosa succederà nella “bella”: gli attacchi continueranno a prevalere sulle difese o la maggior pressione determinerà un match meno spettacolare, con percentuali più basse e più contatti? Così Dell’Agnello: «Mah, non saprei, può anche essere che non si arrivi ancora a quota 90, ma di sicuro si affrontano due squadre che giocano molto bene in attacco, perché coinvolgono tutti. La cosa irreale è stata l’11/11 da tre di Tambone e Johnson in garaquattro, sono sicuramente degli ottimi tiratori, ma noi dovevamo e dovremo fare qualcosa di meglio per sporcare un po’ i tiri».

A proposito di protagonisti diversi: se in garauno e garadue era entrato prepotentemente in scena Assane Sankare, in garaquattro è stato Simone Aromando, con 13 punti in striscia ad inizio ultimo periodo, a girare l’inerzia del match. Le mosse tattiche impreviste potrebbero risultare decisive per andare avanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui