Basket A2 play-in, Dole favorita se gioca... da Dole però Livorno si è già dimostrato un pessimo invitato

Non ci sarà appello. Il primo play-in della storia della Rinascita Basket Rimini si prospetta al cardiopalma, contro una squadra, la Libertas Livorno, che è oggettivamente il peggior cliente possibile da trovare in una partita secca.

Cosa fare e cosa non fare

Il Flaminio (si gioca domenica alle 19) sarà evidentemente un vantaggio in modalità bolgia, ma a giudicare dal primo turno vinto dai labronici contro l’incerottata Milano e dalle caratteristiche della Bi.Emme Service, la sensazione è che gli occhi della tigre dovranno metterceli soltanto i biancorossi. Se la lasci giocare, la squadra di Diana può essere un’uragano, piena zeppa di tiratori (Woodson, Valentini, Piccoli, Filloy) e con un tipo di giocatore, l’ala forte Matt Tiby, che è uno dei migliori stranieri dell’intera A2 e non ha, senza Ogden, un vero e proprio contraltare nello scacchiere della Dole. In ogni caso, bisognerà mettere le mani addosso a una squadra che ti concede tanto, avendo solo Piccoli come difensore puro ed è orientata a segnarne uno in più.

Se i precedenti contano...

Guardando i precedenti, che dicono e non dicono, non c’è da stare particolarmente tranquilli: a Livorno, in realtà, Rinascita se la giocò fino al punto a punto, sfortunato, finale, che valse l’84-83 casalingo con ben cinque giocatori in doppia cifra in canotta Rimini. Gioco di squadra che latitò, invece nella debacle del Flaminio: il 77-109 è a tutt’oggi uno tra i ko più pesanti della giovane storia biancorossa, in un match che non iniziò mai e nel quale Livorno dominò a spada tratta, con un Tiby devastante (26 punti e 8 rimbalzi, con 3/4 da tre). Più che pensare a come arginarlo in uno contro uno (la buttiamo lì: Porter potrebbe essere un’idea?), sarà meglio evitare che gli arrivi la palla in post-basso troppo facilmente, così come servirà una strategia per limitarne il letale pick&pop laterale che poi lo liberà da tre punti. Ma siamo nel campo delle ipotesi, considerando che la Rinascita si può giocare le sue carte (che non sono poche) fino alla fine, a patto di riuscire a essere continua nell’arco dei 40 minuti e di non incappare in avvii in salita che sono costati, in stagione, inseguimenti poi finiti male. Vista da fuori, la Dole resta una squadra, così come Livorno molto dipendente dal suo tiro da tre, visto che i tre tenori (Tomassini, Marini, Denegri) amano questo fondamentale. La profondità della panchina, anche in ottica di sfida ai vari Valentini e Penna, può rappresentare un ‘plus’ per la Rinascita che ha bisogno che Camara vinca il duello con Possamai e oltre a garantire canestri nell’area, sia in grado di chiudere le altrui penetrazioni e di evitare i rimbalzi offensivi avversari. In un match secco, con Pesaro quale regalo play-off, non c’è molto da star lì a pensare: se Rimini riuscirà a essere più intensa ed energica della Libertas, avremo un super derby da 50 e 50 nei quarti. Perché Livorno è buona, ma la Dole non ha niente di meno.

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