Il derby Usa tra amici in Rimini-Forlì. Robinson: “Demonte, divertiamoci”. Harper: “Gerald, non sottovalutateci”

Basket
  • 13 febbraio 2026

Amici fuori, rivali in campo. Dalla scorsa stagione il derby tra Rinascita Basket Rimini e Pallacanestro 2.015 Forlì è anche quello personale tra Gerald Robinson e Demonte Harper. Entrambi nati nel 1989 e nella stessa città, Nashville in Tennessee, il play della Dole e la guardia dell’Unieuro si conoscono perfettamente sin da quando erano giovanissimi. Il basket li ha uniti, li ha divisi e poi li ha riportati “così lontani, così vicini” per parafrasare Wim Wenders.

Gerald e Demonte, sappiamo che non solo siete nati entrambi nello stesso anno e nella stessa città, Nashville. Potete raccontarci dove, quando e come vi siete conosciuti?

ROBINSON: «Onestamente non ricordo i dettagli di come ci siamo conosciuti, eppure ho una buona memoria. Voi in Europa si distingue l’età in base all’anno di nascita, mentre negli Stati Uniti si usa l’anno di diploma delle scuole superiori. Noi siamo entrambi classe 2007 e vivere nella stessa città ti porta a incrociarti spesso e in vari modi. Il nostro legame è poi cresciuto con il tempo»

HARPER: «Gerald ed io siamo cresciuti in zone diverse di Nashville. Da adolescenti non frequentavamo molto al di fuori del basket, fino a quando non siamo cresciuti. Abbiamo avuto modo di conoscerci meglio da adulti».

Avete frequentato due licei diversi, ma immagino già allora avrete giocato spesso contro. E insieme, invece?

ROBINSON: «No, insieme mai. Abbiamo giocato l’uno contro l’altro per tutti e quattro gli anni del liceo e noi abbiamo vinto tre partite su quattro. Ai tempi della lega estiva giovanile Demonte giocava per i Tennessee Thunder e io per i Nashville Celtics ed era la squadra migliore, quindi era meglio per loro evitarci».

HARPER: «Abbiamo giocato l’uno contro l’altro al liceo nella squadra locale di basket AAU e la prima volta da professionisti quando lui era a Sassari e io a Tortona. Non abbiamo mai giocato nella stessa squadra, solo come avversari, ma c’è sempre stato rispetto reciproco come giovani atleti e professionisti».

Rivali sul campo, lo sarete domenica nel derby. Cosa vi motiva a giocare l’una contro l’altro? E quando succede, come vivete la sfida sul campo e i giorni che la precedono?

ROBINSON: «Non serve alcuna motivazione extra. Siamo competitivi e quando torniamo a casa vogliamo sempre avere qualcosa di cui vantarsi. Contando High School, College e Pro, sto vincendo io la serie e non vedo l’ora di competere contro un amico. In guerra tra le linee, poi dopo la partita tutto torna normale».

HARPER: «La mia motivazione è la stessa per tutti. Fare del mio meglio per vincere. Siamo amici, ma sul campo siamo avversari. La preparazione per me è la stessa per ogni partita: concentrazione, filmati e routine».

Dopo molti anni in Europa e in Italia, nel 2024 siete tornati a vivere e giocare a pochi chilometri di distanza. Quando l’avete scoperto, qual è stata la vostra reazione? Vi incontrate e vedete fuori dal parquet?

ROBINSON: «Dopo Sassari io e Tortona lui, ci siamo ritrovati qua ed è davvero fantastico avere qualcuno che conosco bene che vive così vicino. Quest’anno è persino venuto a Rimini e abbiamo festeggiato insieme il Capodanno».

HARPER: «La mia reazione è stata di grande entusiasmo. È una benedizione poter competere contro un amico d’infanzia che viveva nella stessa città e con cui ho giocato a basket a livello amatoriale e professionistico».

Facciamo il gioco della verità. Cosa apprezzi di lui e quali difetti pensi che abbia, come giocatore e come persona?

ROBINSON: «Apprezzo la sua resilienza e pazienza sia dentro che fuori dal campo. È una benedizione poter avere una carriera così lunga e di successo per chiunque. A volte le persone sono prigioniere del momento e gravitano verso cose appariscenti e rumorose, ma chi va piano va sano e va lontano».

HARPER: «Apprezzo la sua dedizione al lavoro. L’ho visto dedicarsi con grande impegno alla sua professione. È fonte di ispirazione per me vederlo crescere come giocatore e come persona, sia da bambino che da adulto. Onestamente non conosco i suoi difetti come persona, ma come giocatore forse tende a riflettere troppo».

Passando alla partita di domenica, cosa significa per te e per la tua squadra in questo momento e cosa servirà in campo per battere i vostri avversari?

ROBINSON: «È un momento molto importante per noi per reagire in questo periodo difficile. Il campionato è molto equilibrato, quindi il margine di errore è minimo».

HARPER: «Vincere il derby di domenica sarebbe molto importante per noi. Loro sono in cima alla classifica e noi siamo in fondo, lottando per raggiungere almeno i play-in. Una vittoria in un match così aumenterebbe le nostre possibilità. Ci impegneremo al 100% e daremo il massimo».

Cosa temi di più dei tuoi avversari e cosa pensi che loro dovrebbero temere della tua squadra?

ROBINSON: «Rispetta tutti, ma non temere nessuno. Devi solo eseguire il piano di gioco. Ed è un derby, quindi l’atmosfera sarà sicuramente bella chiassosa».

HARPER: «Non ho alcun timore nei confronti degli avversari che affronteremo. Se giochiamo insieme con intelligenza, energia e concentrazione, credo che abbiamo possibilità di battere chiunque in questo campionato. Loro non ci temeranno, ma nemmeno devono sottovalutarci. Quando le cose funzionano bene sia in difesa che in attacco, siamo molto pericolosi».

E al tuo amico-rivale che messaggio mandi?

ROBINSON: «615, divertiamoci un po’. Di tutto il resto abbiamo già parlato».

HARPER: «Gli dico che sono grato di poter competere contro di lui e anche perché entrambi siamo riusciti a essere professionisti per 15 anni».

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