Blacks, la remuntada piacevole abitudine

Non è finita finché non è finita. Eseguono, i Blacks. La mitica frase di Yogi Berra, declinata all’estremo, e non per la prima volta in stagione. Dopo il -21 riparato con la Neupharma, Faenza aumenta il tasso di difficoltà delle rimonte in tuffo carpiato con avvitamento all’indietro, recuperando 24 punti a un Vicenza padrone del parquet per tre quarti di gara. Un pomeriggio surreale, concluso coi tentativi in extremis, sul terreno di gioco e poi negli spogliatoi, di far desistere Dincic, tra gli Mvp di giornata, dai suoi propositi di lasciare Faenza. E che era iniziato gravido degli strascichi di una vigilia in cui hanno tenuto banco i chiacchiericci su composizione del roster, trattative e porte girevoli, che forse hanno avuto il loro peso nell’economia del match. O forse no, considerando che gli avvii poco concreti stanno diventando una costante pericolosa del campionato dei neroverdi. I veneti hanno approfittato delle incertezze iniziali dei padroni di casa, respingendo con ruvidezza gli assalti in area, spazzolando i tabelloni e variando le conclusioni interne ed esterne con egual profitto, accumulando al 28’ un differenziale di 12 rimbalzi in più e tirando dall’arco con percentuali di oltre il doppio migliori, dati poi livellati a fine partita. A posteriori, è simbolico che il cambio di scenario, dopo il tiro del possibile +27 fallito da Vicenza, sia partito da una palla recuperata dal match winner Poletti, l’uomo che segnerà i dieci punti finali dei manfredi, completando l’irreale rimonta (41-15 in 12’), comprensiva della pazzesca tripla a meno di 2” dal termine, che ha ballato sul ferro prima di infilarsi, mettendo a rischio le coronarie dei tifosi: «Non c’è tempo di pensare in quelle situazioni – racconta lui – ma non mi sono preoccupato: era un buon tiro, mi è uscito bene dalle mani, sapevo sarebbe entrato se non ci fosse stato un tap out dopo il colpo sul primo ferro».
Il problema degli avvii sgonfi resta ben presente, Poletti ne tenta un’interpretazione: «Forse le rotazioni corte ci spingono implicitamente a salvare energie per arrivare in fondo, ma dobbiamo essere più pronti e restare attaccati, non possiamo sperare sempre nelle rimonte. Il gruppo lotta, ha fiducia, accetta i difetti di ognuno, abbiamo trovato presto punti di incontro e non era facile amalgamare una squadra con due giocatori esperti e tanti giovani. Dobbiamo limare i piccoli difetti, perché abbiamo la chance di fare un bel campionato».
La palla in settimana tornerà al mercato, con le operazioni Ammannato e Magagnoli in via di definizione.