Era tutto pronto per riaccoglierlo, dalla targa alla gigantografia fotografica realizzate dalla Pallacanestro 2.015, sino ai cartelloni e striscioni che gli aveva dedicato quell’encomiabile gruppetto di tifosi che sta cercando di animare il più possibile il Pala Galassi in assenza del sostegno della Curva.
Era tutto pronto per un abbraccio di gratitudine e un grande applauso a chi ha davvero scritto sul campo la storia dell’Unieuro, ma l’uomo più festeggiato prima della palla a due e anche uno dei più temuti a incontro iniziato, la grande “partita dell’ex” di domani sera, non la giocherà.
Daniele Cinciarini, il più atteso dei cinque rosetani che sfideranno la città in cui hanno militato in una gara dal peso specifico enorme per la missione salvezza di Forlì, è infortunato e non partirà neppure per la Romagna che lo ha visto protagonista dapprima proprio in maglia Fulgor (2002-2003 con vittoria della Coppa Italia di B), poi a Ravenna (dal 2020 al 2022) e infine per tre stagioni alla “Pieffe” di cui è stato capitano realizzando 1.328 punti in 129 partite. Il tutto dai 39 anni in poi.
Per lui sarebbe stata una gara speciale e anche agrodolce visto che, la scorsa estate, lasciò ai propri account social un messaggio di disappunto per la mancata conferma in biancorosso. «Si chiude un ciclo per volontà della società e staff - scrisse Cincia -. Io avrei chiuso la mia carriera qua, anche in veste di dirigente. Ringrazio di cuore tutti quelli che hanno sostenuto me e la squadra sempre in questi tre anni. Vi porto nel cuore. Onorato di aver rappresentato Forlì in qualità di capitano».
Unieuro-Roseto sarà, allora, la partita di altri quattro ex, in primo luogo, quella di Angelo Del Chiaro, il centro sacrificato a inizio gennaio sull’altare del cambio d’assetto tattico della squadra di Antimo Martino e che, se da un lato non ha mai pienamente espresso le sue qualità effettive, dall’altro forse non ha mai goduto della piena fiducia dell’ambiente. Le motivazioni non gli mancheranno come ad Aristide Landi, all’Unieuro nel 2020-2021, a Danilo Petrovic che sembrava anche sul punto del ritorno a giugno e a quell’Alex Finelli che è stato l’ultimo allenatore dell’era Fulgor Libertas e al quale tutta Forlì deve inchinarsi ancora oggi per la dignità e lo spessore umano dimostrati sino in fondo nel gestire la surreale farsa dei cinque mesi targati Massimiliano Boccio.