La sfuriata da 12 punti consecutivi di un campione di nome Pietro Aradori nel terzo periodo, l’impatto sui due lati del campo di Bossi e, finalmente, Harper nella ripresa, 8 triple a bersaglio nella seconda metà di gara, l’energia di Gazzotti e Pinza, i punti decisivi di Stephens, una difesa che tiene il secondo migliore attacco del campionato decisamente sotto i suoi standard e tanto, tantissimo cuore.
C’è molto, anzi moltissimo nella fondamentale vittoria conquistata mercoledì sera dall’Unieuro ai danni di un’Avellino che si presentava al Pala Galassi forte di 6 vittorie consecutive. Due punti di platino che consentono ai biancorossi di scavalcare Cento, battuta in casa da Brindisi, e uscire momentaneamente dall’imbuto play-out, in cui erano stati risucchiati alla 24ª giornata. Certo, per evitare di ripiombarci la strada è ancora lunga ed estremamente in salita (a partire dalla trasferta di domenica a Scafati), ma se ieri mattina la città si è risvegliata sotto la neve, sul cielo del basket è tornato a fare capolino un po’ di sole.
Pur senza Riccardo Tavernelli, in panchina con l’anulare della mano destra steccato (nessuna frattura, ma sublussazione e dolore che rendono improbabile un suo recupero per domenica), coach Antimo Martino ha avuto dalla squadra nel suo complesso le risposte che chiedeva. E dopo un avvio shock con ben 9 palle perse nei primi 10 minuti (saranno 17 alla fine), la reazione tecnica e caratteriale della squadra è stata, effettivamente, di grande spessore.
«Sono molto contento per la vittoria e per la prestazione e l’atteggiamento della squadra - afferma il tecnico - Tutti i giocatori, sia in ciò che emerge dalle statistiche, sia in quello che queste non mostrano, hanno dato un contributo al successo e questo era l’aspetto più importante che volevo vedere».
Atteggiamento determinante per superare le difficoltà d’inizio gara e per mettere la museruola ad un attacco con tante bocche da fuoco. Una volta tanto l’Unieuro ha vinto anche grazie alla sua difesa: «Non è da poco avere quasi 6 elementi in doppia cifra, ma questa volta abbiamo fatto davvero un passo avanti importante in difesa, che è la nostra lacuna - analizza Martino - Abbiamo limitato un attacco che ha tanta pericolosità e tante dimensioni. Sulle palle perse iniziali, l’aggressività di Avellino l’avevamo messa in conto e avevamo lavorato nell’unico allenamento disponibile, per non subirla, ma non siamo stati sorpresi, è che in noi c’era troppa tensione che poi abbiamo superato. Siamo rimasti sempre all’interno della gara con passaggi a vuoto davvero brevi, sia nei momenti buoni che in quelli difficili».
Inizio complicato e finale con brividi, ma ora Forlì può godersi un successo che la rilancia in classifica e nell’inerzia. Un patrimonio che non va disperso, soprattutto nelle gare casalinghe che verranno contro Roseto, Livorno e Fortitudo.