Basket A2, il cambio di marcia dell’Unieuro tra difesa e ultimi quarti super

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Anno che vai, stessa Unieuro che trovi. La vittoria conquistata domenica a Udine con una rimonta “sinneriana” esplosa in un quarto periodo di grande personalità, ricorda molto da vicino i successi che nella fase culminante della scorsa stagione fecero fare a Forlì il grande scatto. Di classifica e di autocoscienza. Era prevedibile? No, in senso assoluto viste le premesse del campionato in corso, nato all’insegna di una concorrenza per i piani alti ancor più agguerrita e qualificata di quella che i romagnoli sorprendentemente sbaragliarono nel 2022/2023 sino a raggiungere la finalissima per la serie A.

La risposta alla precedente domanda, però, si avvicina a un “sì” se oggi, con lo specchietto retrovisore, si guarda al cammino compito dalla squadra di coach Antimo Martino tra girone d’andata e girone di ritorno e, specialmente, all’evoluzione avuta negli scontri diretti con le altre formazioni di vertice. Un percorso in salita costante di prestazioni di cui Udine è stata il (temporaneo?) punto apicale. All’andata i biancorossi persero 3 volte su 4 contro le big del girone Rosso. Tutte sconfitte in trasferta, va detto, ma solo a Trieste ci fu una partita aperta per 35 minuti prima dell’allungo decisivo e perentorio dei giuliani. A Bologne e Verona, l’Unieuro non diede l’impressione di poter vincere e in casa con Udine fu rimonta e successo, bello ma sofferto, al supplementare. Virata la boa, la storia è cambiata: Forlì è 3/3 negli scontri diretti in attesa di giocarsi l’ìultimo, domenica, al Pala Galassi contro un Trieste in seria difficoltà. E i tre successi, dalla Fortitudo a Verona sino al “ratto del Carnera”, sono giunti tutti in crescendo.

Se mettiamo le statistiche dei romagnoli in quei match dell’andata a confronto con quelle degli stessi nel ritorno, la musica è obiettivamente ben diversa. È aumentata la produttività offensiva (da 73.5 punti di media a 75.3), ma soprattutto è schizzata in alto l’efficacia difensiva: dagli 83 punti subiti concedendo il 47% dal campo agli avversari, agli attuali 67.6 con appena il 37.8% al tiro concesso al terzetto Bologna-Verona-Udine. Crescita anche nelle percentuali dall’arco (dal 26% al 35%), nei rimbalzi catturati (da 38 a 42.3), in quelli offensivi (da 11.7 a 12.6) e negli assist che nei quattro match d’andata furono appena 9 di media e che in quelli giocati al ritorno sono diventati 13.6 Summa di tutto, l’indice di valutazione, passato da 73.5 a 81.6. Non è, però, solo il paragone nei duelli al vertice che segnala quanto Forlì sia evoluta durante l’annata. La fotografia forse più significativa di cosa rappresenti, oggi, il punto di forza dell’Unieuro è quella dei parziali degli ultimi 10 minuti delle gare. O, comunque, dei momenti decisivi delle partite. Allen e compagni, praticamente, non sbagliano un finale che sia uno.

Escludendo dal conteggio la larga vittoria con Cento e la rocambolesca sfida a Nardò, culminata in due overtime, dal match con Udine dell’andata a quello giocato domenica al “Carnera”, in tutte le vittorie forlivesi c’è un quarto periodo magistrale. Sommandoli tutti, emerge che nell’ultima frazione di gara l’Unieuro ha segnato una media di 19.8 punti e ne ha subiti appena 14.1. C’è un divario di quasi 6 punti, ma c’è soprattutto una grande regolarità di prestazione: i biancorossi non hanno mai segnato meno di 14 punti e per 6 volte su 9 ne hanno realizzati tra i 21 e i 23. Incredibile, poi, come non abbiano mai subìto più di 17 punti in un quarto periodo, con picchi quali i 10 concessi a Rimini nel derby, i 12 a Chiusi due settimane fa o i 13 lasciati sia a Verona che a Udine. E sono sempre le difese a vincere le gare punto a punto.

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