Basket A2, Dole, asticella più alta con l’arrivo di Avellino

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L’asticella si alza, ma la Rinascita è pronta. Dopo la scorpacciata di Montecatini, al Flaminio, per la prima casalinga arriva la Halley Campania Avellino, squadra senza dubbio di livello superiore ai termali, anche se la potenza di fuoco biancorossa mostrata al PalaTerme sa tanto di potenziale corazzata difficilmente arginabile.

Siamo comunque appena agli inizi, anche se si sa, chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco perché questa è una prova molto interessante per misurare l’effettiva efficienza di un team completo, profondo, gestito da Dell’Agnello per ruotare addirittura dieci giocatori, cosa che la scorsa stagione era oggettivamente impossibile.

«Si, perché non ci siamo mai stati tutti, c’erano sempre delle assenze che ci hanno condizionato - ricorda proprio il trainer biancorosso -. Ora stiamo bene, i ragazzi si allenano e aumenta la conoscenza tra i ‘vecchi’ e i ‘nuovi’, anche se è chiaro che siamo ai primi di ottobre, certi meccanismi si devono ancora oliare».

A Montecatini, due facce diverse della Dole: primo tempo soporifero e svagato, secondo da grande squadra, un 50-20 mortifero che ha chiuso ogni discorso con largo anticipo. «Lavoriamo per far sì che quei 20 minuti diventino 40, non si può prescindere da questo - continua ‘Sandrokan’ -. Abbiamo mostrato una difesa perfetta, senza sbavature, con quella fisicità che abbiamo volutamente ‘acquistato’ sul mercato, mentre in attacco la palla girava ma non è mai stato un problema per noi. Anche con Cividale in Supercoppa avevamo creato dei buoni tiri, solo che non li avevamo messi, a volte le analisi sono figlie delle percentuali, che nel basket si rivelano decisive».

La sensazione è che i due Usa Stephens e Demps, oltre a Saverio Bartoli, abbiano aumentato non poco il tonnellaggio e il peso specifico fisico di una squadra che aveva bisogno di puntellare la difesa in questo modo. Con Avellino, tra l’altro, sarà determinante tenere sul perimetro viste le caratteristiche dell’avversario.

«Sono molto diversi da Montecatini, amano prendersi tiri da tre, anche dopo uno o due passaggi, e i 31 tiri dall’arco (16 dei quali realizzati, ndc) contro i soli 18 da due confermano questa tendenza. E’ una squadra piena di realizzatori, bisognerà assolutamente limitare le loro percentuali nel tiro da fuori».

Il che porterebbe a pensare che, sotto le plance, Rimini abbia un vantaggio spiccato. In realtà la qualità degli irpini si manifesta anche nei paraggi del ferro, dove agiscono elementi di spessore come Andrea Zerini, Giacomo Dell’Agnello, figlio del coach e Tariq Owens. «Il lungo Usa giocava titolare in A1 (due stagioni fa a Cremona, ndc), è uno molto verticale, che può crearci problemi. Jack è un ottimo giocatore, Zerini ha un’esperienza notevole. Sarà dura».

Senza dubbio, ma se le premesse sono quelle del secondo tempo di Montecatini, sarà molto dura anche per gli avversari.

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