“Ragazze, ho otto bambine al campo che si allenano, qualcuna di voi ha qualche ora da mettere a disposizione per ripartire col softball a Rimini?”.
«E quando Simona messaggia in questo modo, il ‘no’ non è un’opzione” dice Federica Morri, ex giocatrice di softball, ora consigliere federale e soprattutto manager della squadra Under 13 dei Falcons che domenica ha vinto lo scudetto.
Il decimo nella storia della società, il primo a livello femminile dopo 9 titoli maschili (il primo nel 1997, poi otto in dieci anni). Quel messaggio di quattro anni fa sul gruppo, da parecchio silente, del vecchio Rimini Softball, è stata la scintilla per rilanciare il softball nel territorio.
«Siamo subito ripartite con entusiasmo - prosegue Federica - quando si comincia da zero l’obiettivo è fare innamorare più bambine possibili a questo sport. Dovevamo organizzare un percorso per loro, perché dopo i 15 anni passano automaticamente nel baseball. Quindi abbiamo deciso di creare una scala, facendole crescere per gradi: Under 13 ai Falcons, poi arriva il passaggio nell’Under 16 al Valmarecchia e l’Under 19 in collaborazione con Forlì. Senza dimenticare lo sbocco tra le grandi, sempre nel Valmarecchia che pochi giorni fa ha conquistato la promozione in A2».
Il problema, come sempre, sono i numeri. «Per questo è stata importantissima la collaborazione con le altre società della zona, Rimini 86, Junior Rimini, Riccione, Titano Bears, tutte ci hanno dato fiducia affidandoci le loro ragazze».
Quei numeri che dicono che per giocare una regular season si deve arrivare fino a Parma. «E’ impegnativo ma anche formativo sul piano tecnico e delle forze in campo, serve anche un grosso sacrificio da parte delle famiglie che sono state fantastiche. Come tecnici validi, preparati e sempre presenti come Arianna Morri, Brunella Parma, Erika Salvi senza dimenticare la collaborazione di Tamara Capriotti».
Parliamo della final four. «Siamo arrivate a Modena come outsider, tutto quello che veniva era guadagnato, alle ragazze avevo detto che avevano già vinto a essere li. D’altronde è solo il nostro terzo campionato, partendo da zero. Credo che ci abbia aiutato aver approcciato queste finali con la tensione giusta, la consapevolezza di aver fatto il massimo, la tranquillità rispetto ad altre squadre più attrezzate. A Modena sono entrate in campo tutte le tredici ragazze, anche una 2017, è la nostra politica, ognuna ha espresso il massimo di se stessa».
Dopo aver battuto Milano in semifinale (5-2), ecco la finale con Forlì. Sotto 8-2 all’ultimo inning, arrivano sei punti clamorosi e si va avanti. Al secondo extrainning la valida decisiva del 10-9 che scatena la gioia collettiva e qualche volto sfigurato. «Ho battuto anch’io un walk-off da giocatrice, anche importante, non è la stessa cosa. In campo puoi incidere sulla partita personalmente, da coach devi essere capace di far esprimere alle ragazze il massimo potenziale in quel preciso momento della gara».
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