La nuova dimensione di Alessandro Maestri al suo quinto Classic

Il World Baseball Classic non è per tutti, è un evento talmente competititvo, che ogni paese seleziona i migliori giocatori possibili per questo evento. E’ il vero campionato del mondo del batti e corri, appoggiato dalle franchigie di Major League, insomma c’è il meglio in circolazione.

Alessandro Maestri ha avuto la fortuna di giocare quattro volte il Classic con la nazionale italiana, il primo nel lontano 2006: quanto e cosa è cambiato da vent’anni fa a oggi?

«Nel primo c’era tanta curiosità da parte di tutti, una competizione nuova, ancora non si capivano le reali forze in campo. Ora invece è qualcosa di consolidato, un appuntamento che si prepara con largo anticipo. L’importanza e la bellezza di questa competizione si sono evolute negli anni alzando nettamente il livello di competitività».

Quest’anno Maestri avrà il ruolo di pitching coach: c’è tanta differenza tra l’approccio da giocatore e quello nello staff tecnico?

«Tantissima differenza, come coach questo nuovo ruolo occupa molto di più la mia testa. La differenza più evidente è che da giocatore avevo l’entusiasmo di iniziare una competizione dove sarei stato uno dei protagonisti, adesso invece mi avvicino al giorno del debutto con la preoccupazione di dover preparare tutto nei minimi dettagli. Da giocatore ero concentrato molto più su me stesso, ora devo pensare agli altri».

Il difficile nasce dal fatto che molti lanciatori che giocheranno con la nazionale italiana, l’ex pitcher riminese li ha visti per la prima volta solo lunedì. Come ha lavorato nel percorso di avvicinamento al play-ball che per l’Italia sarà sabato col Brasile?

«Ho visto video dei ragazzi, ho cercato di conoscerli attraverso filmati, comprese le partite di spring training».

Peccato per l’infortunio che ha escluso in extremis il sammarinese Alessandro Ercolani...

«Mi spiace, sarebbe stato uno dei primi pitcher a uscire dal bullpen dopo il partente».

Per gli appassionati di baseball la figura più iconica nello staff azzurro è Jorge Posada, storico catcher, 17 anni in Major League sempre con la casacca degli Yankees, con i quali ha vinto quattro World Series. Come si trova con lui?

«La sua carriera parla da sola, è un piacere ascoltarlo. Si è subito messo in gioco, non ci pensa due volte a dire la sua opinione, è entrato subito in sintonia con lo staff e i giocatori. Da parte mia, mi ritengo fortunato a vivere questa esperienza nello staff di un personaggio come Francisco Cervelli».

Il lavoro di pitching coach sarà il futuro di Maestri?

«Per quanto provo ad allontanarmi, a star fuori da questo ambiente, in qualche modo torno sempre. E mi trovo bene».

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