Baseball, rimonta, impresa e la festa è doppia: Rimini 86 mai così in alto

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“Vivere una favola”, brano di Vasco Rossi guardacaso lanciato nel 1987, primo campionato ufficiale del Rimini 86. Vivere una favola magari nel campo di Spadarolo dove tutto può accadere. Anzi, è accaduto. D’altronde il diamante dei Gufi in campo esterno può anche sembrare il mitico “Field of dreams”, con quella vegetazione che sa tanto di Iowa.

Ma i sogni hanno una fine e domenica al calar del sole si sono trasformati in realtà. Il Rimini 86 ha ribaltato clamorosamente la serie di finale contro il Longbridge Bologna, conquistando la promozione in serie A Silver. Il punto più alto della società riminese fondata giusto 40 anni fa da un gruppo di sbarbati che si davano appuntamento al parco Marecchia, quando i parchi cittadini facevano rima con lo sport.

Un premio per una società che non ha mai mollato, superando momenti difficili, ultimo in ordine di tempo quello di un anno fa. «Nel 2025 siamo arrivati ultimi in serie B - sottolinea il presidente Alfredo Quadrifoglio che ha raccolto il testimone dopo tanti anni di Giacomo Pelliccioni alla guida - non siamo scesi in C solo perché le retrocessioni erano bloccate. In dodici mesi è cambiato il mondo, soprattutto è cambiata la squadra. Sono rimasti i nostri migliori giocatori, sono arrivati alcuni ragazzi usciti da New Rimini e tre giovani dei Falcons, il mix riminese ha funzionato molto bene, è stato alzato il tasso tecnico, lo staff ha avuto un ruolo importante».

Prima ancora del ribaltone nella finale, i Gufi avevano ottenuto il primo posto nel loro girone grazie alla decisiva e rocambolesca vittoria all’ultima giornata contro Cupramontana grazie a un grande slam di Brenda al 10° inning. Un segno del destino. «Nelle prime due partite di finale - riprende Quadrifoglio - siamo stati troppo brutti per essere veri, abbiamo giocato le due peggiori partite stagionali, anche se il Longbridge è una squadra molto inquadrata, giovane e si merita i nostri complimenti. Credo però che in una serie così combattuta, la grande esperienza di alcuni nostri giocatori abbia fatto la differenza».

Dopo tanti anni in B e C, cosa si prova ad avere quella “A” davanti? «Il Rimini 86 è una piccola società, direi quasi a conduzione familiare. Al momento mi sento quasi spiazzato da questa promozione comunque favolosa. Quest’anno abbiamo deciso di provarci fino in fondo, arrivare fino alla fine del campionato e ora che abbiamo raggiunto l’obiettivo, mettiamo il titolo a disposizione della città. Adesso infatti serve una diversa progettualità, perché in questo momento né economicamente né come struttura societaria possiamo reggere una A Silver».

Non è un caso che la promozione sia arrivata in un anno speciale. «Io non c’ero ai tempi della fondazione della società, ma la festa è doppia, 40 anni è un grande traguardo».

Classica domanda finale: c’è una dedica particolare? «A tutte le persone che hanno lavorato assieme a me, in particolare mia moglie Patrizia che manda avanti tutta la struttura e Daniele Del Bianco che ha dato una svolta tecnica, professionale e vincente a tutto l’ambiente».

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